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Zanzanù, è questo il nome di uno storico bandito che all’inizio del 1600 con la sua banda seminava il terrore sui monti dell’Alto Garda, in particolare nella zona di Tignale dove siamo stati in occasione dell’ultima passeggiata.

Non sapendone di più mi è sorta la curiosità: ma chi era Zanzanù?

Spulciando tra i miei libri a casa ho trovato un breve profilo:

17 agosto 1617. Per il bandito Zan Zanone (Zanzanù) è stata la data della morte. Giovanni Beatrici, detto Zan Zanone, con la sua banda faceva da anni il bello ed il cattivo tempo tra i monti dell’Alto Garda. Sicuro che nessuno avrebbe avuto il coraggio e la forza di fermarlo, aggrediva, derubava ed uccideva non solo lungo i sentieri della montagna, ma anche vicino e dentro i paesi. Non rubava ai ricchi per dare ai poveri, come faceva Robin Hood, ma a chiunque si trovasse sulla sua strada, ricchi o poveri che fossero. E quando non erano sulla sua strada andava lui a cercare loro.

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Per chi soffre di vertigini forse non è il sentiero più adatto essendo a tratti esposto e a picco sul lago, però è abbastanza agevole.
Da buoni temerari è questa la passeggiata che abbiamo scelto di fare con Paola e Camilla.

Partenza da Prato della Fame (66 mslm) in riva al lago sulla Gardesana Occidentale a 6 km da Gargnano, lungo poi il sentiero 260 alla destra della limonaia ci si inerpica sulla costa rocciosa fino a Gardola di Tignale (555 mslm), dove si arriva dopo 1 ora e mezza circa soddisfatti e con gli occhi pieni di splendidi panorami.

Domenica scorsa era una giornata dal meteo ideale, pieno inverno ma temperature eccezionalmente alte, 18-20 gradi. Deciso: si va a camminare.

Lasciata l’auto al Prato della Fame (Pra’ de la fam) proprio sulla Gardesana di fronte alla grande limonaia riattivata dalla Comunità Montana Parco Alto Garda Bresciano,  proprio tra la limonaia e il bar-trattoria-hotel “Al Prà” parte la segnavia N° 260. Poco sopra i vecchi edifici in ristrutturazione si passa sopra un ponticello da dove si può ammirare la cascata del torrente Baès, dove viene anche raccolta l’acqua necessaria per irrigare i limoni.

Il primo tratto il sentiero sale sfruttando i punti deboli della parete rocciosa che sovrasta la costa dell’alto-Garda, e dove era più compatta la sede è stata ottenuta a colpi di piccone. Se penso che fino ai primi ‘900 (quando fu costruita la strada dal lago a Gardola) questa era la strada che percorrevano a piedi i primi turisti dell’altopiano di Tignale una volta scesi dal piroscafo, mi viene male.


Dopo circa 1 ora a quota 400 mslm improvvisamente termina la parete rocciosa e ci si trova su un’autentica terrazza naturale sul lago. Qui si possono vedere ancora gli anelli di ferro a cui era ancorata la vecchia teleferica che trasportava le merci dal lago fino a Tignale.

Da qui in poi ci si trova a percorrere un bel sentiero in mezzo a prati e ulivi, poco dopo si prende la segnovia N° 266 per Gardola.

Dopo non molto si incontra la strada principale nella frazione di Oldesio, dove noi ci siamo fermati a mangiare al piacevole ristorante “Al Terrazzo”, ottima cucina, prezzi onesti e splendido panorama su tutto il Lago di Garda e il Monte Baldo.

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