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Archive for the ‘Tradizioni’ Category

Passeggiare su passerelle sopra il fiume all’interno del “canyon” scavato dall’acqua, passare dentro la cascata del Pisot, osservare i resti delle vecchie fucine lungo il torrente, il maglio, l’ingegnoso sistema di areazione convogliando l’aria spostata dalla cascata, il Poiat per fare il carbone, un pranzo al rifugio Paradiso: è stata proprio una bella sorpresa la passeggiata nel Parco delle fucine di Casto!



Parliamoci chiaro, Casto non è esattamente un “bijoux” di paese, disseminato com’è di industrie (d’altronde ha dato i natali a Luigi Lucchini, fondatore dell’omonimo gruppo industriale), e senza il racconto di DiBo non mi sarei mai sognato di andarci e per di più invitare amici a trascorrere una domenica passeggiando sui suoi sentieri. Invece il parco delle fucine è proprio carino (a parte la pioggia che ci ha accompagnato per la seconda parte) e per di più con passeggiate per tutti e per tutti i gusti, con anche ferrate e ponte tibetano per i più temerari.

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Sono stati 4 giorni di festa di paese a San Felice, ogni sera un appuntamento dove piacevolmente incontrare tanta gente, fare le classiche quattro chiacchiere e degustare qualche buon prodotto locale.

Felixia con gusto30 giugno

Siamo partiti giovedì per il secondo anno consecutivo con la classica cena itinerante per i vicoli del paese assaggiando piatti e vini di tutte le oltre 20 postazioni gestite da ristoranti e produttori locali, ascoltando musica dal vivo e conversando piacevolmente con chi incontravamo. Ecco alcune foto scattate dal mio amico Marco, ehm, io infatti mi ero un po’ distratto …



Felixia nell’aia, tra olio e vino – 1 luglio

Il secondo giorno con Cami siamo andati rigorosamente in bicicletta nella splendida location della Cooperativa agricola di San Felice “La Verità” per una serata all’insegna dello spiedo con polenta, e delle danze con anche l’esibizione della scuola di ballo Cristian Dance: incantevole la ballerina con il vestito bianco, le bambine erano letteralmente estasiate nel vedere quei vestiti che a loro parevano da fate, ma anche i papà e in generale i maschietti 😛 …


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EnglishIo vivo qui, a San Felice del  Benaco!

Mi sento un privilegiato, come darmi torto?

Pare proprio un paradiso in terra, ed effettivamente vi sono luoghi idilliaci che sembrano dipinti, come l’Isola del Garda presentata nel video da Alberta Cavazza, o come l’azienda agricola Le Chiusure presentata dall’amico Alessandro Luzzago, ma anche il Santuario della Madonna del Carmine o la chiesetta di San Fermo e il promontorio retrostante.

San Felice però vi assicuro è un paese certamente carino, ma non è tutto così meraviglioso come l’occhio di Marco Preti ha splendidamente illustrato.

Questo video è tratto da Warda (che sono riuscito finalmente a guardare per la prima volta qualche sera fa), un bellissimo film documentario di Marco Preti e commissionato dall’Unione Comuni della Valtenesi (che ne detiene i diritti ed a cui va tutta la mia personale riconoscenza per questa splendida e lungimirante opera) girato raccogliendo luci, paesaggi e volti della nostra Valtenesi. Un lavoro di 1 anno dedicando 2 mesi di riprese per ogni paese: Moniga e San Felice durante l’estate, Soiano in autunno, Padenghe e Polpenazze d’inverno e Manerba in primavera.

Warda mostra l’aspetto più antico e romantico dei sei paesi della Valtenesi, l’unica vera ricchezza.

Veramente meraviglioso, immagini bellissime, la Valtenesi che vorrei e che mi piacerebbe si mantenesse, con una musica splendida, intensa ed evocativa del Quartetto l’Escargot (bellissima ad esempio “In Cammino“).

Eccone il trailer ufficiale, anche se personalmente preferisco la parte con le testimonianze:

Da Warda emerge che, come sempre, la bellezza di un territorio è fatta da poche persone fattive e illuminate. Voglio quindi rendere il mio personale omaggio a quelli che nel documentario hanno dato la propria testimonianza di vita e che a mio avviso sono i veri eroi e preziosissimi custodi del nostro territorio e della nostra identità, persone che, ognuna nel proprio ambito, contribuiscono a rendere il luogo in cui vivo un vero e prezioso tesoro, famoso fin dai tempi della Roma antica per la maestosità del panorama alpino e la mitezza del clima mediterraneo:

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Quella di venerdì scorso è stata una serata sul nostro dialetto del basso Garda bresciano particolarmente apprezzata e a tratti anche molto divertente, oltre che molto partecipata.

Il nostro rigattiere del paese ha portato alcuni attrezzi che venivano usati una volta, come ad esempio la “gramola” (sfido qualcuno a dirmi a cosa serviva) qui sotto in fotografia, mentre le signore del paese hanno preparato dei dolci tipici che poi al termine della serata abbiamo gustato in compagnia.

Claudio Mazzacani è riuscito ad accontentare tutti i partecipanti.

Ha iniziato con una prima parte culturale illustrandoci le origini storiche del nostro dialetto, le contaminazioni germaniche, celtiche, latine, cimbre di alcuni termini ancora in uso, così pure le evoluzioni nel tempo e nei paesi dovute all’estendersi di scambi e commerci.

Ci ha poi allietato con una seconda parte a base di racconti e aneddoti. Eccovi un video (più sotto trovate anche il testo) di Mazzacani che legge un suo racconto particolarmente divertente dal titolo:

Come l’ó ciapàda, ve la dó

Complimenti a tutto il gruppo di lettura Libriamoci per l’organizzazione, a Paola per la piacevole lettura della poesia iniziale e alle signore del paese che hanno preparato dei buonissimi dolci! 🙂

Ála botéga… (come l’ó ciapàda, ve la dó)

Boletus Satanas (Claudio Mazzacani)
Ottobre 1994

Interno di una bottega di alimentari e generi vari.

Personaggi: Maria “dèl Prét” (M), Pierina “sgurléra” (P) e la boteghéra Antonièta (A) detta “l’aradio” .

A. Ghif sintìt dèla Rusì “fügia” ?
M. Som niènt! Che ghè capitàt, turna, a chèla póera fonna?
A. Ah… so niènt acà mé (èl sif che me piàs mia spetegolà), però i dìs… ghè föra le us che… Me vòi mìa sparlà de nüsü, ma… come l’ó ciapàda ve la dó!

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Le campane sono indubbiamente il simbolo della festa e qualche giorno fa stavamo passeggiando tra la neve in paese con Camilla, quando sentiamo che i Campanér de San Filìs (campanari di San Felice del Benaco) stanno iniziando un mini-concerto di campane.

Ci infiliamo quindi di soppiatto nella torre campanaria dove, salendo le anguste scalette che portano al primo piano sentiamo … quattro, due, sette, terzine, tre …

Appena raggiunto il piano capisco subito che è il maestro che chiama in anticipo di una battuta il numero delle campane (se non sbaglio a San Felice sono otto) che devono suonare, leggendo lo spartito fatto di numeri: curioso, molto curioso!

Non deve essere facile, oltretutto per suonare le campane più grosse è necessario infilare i piedi in apposite foot straps, immagino per non essere risucchiati verso l’alto dal peso della campana.

Scopro dal Mazzoldi che ciò che abbiamo visto con Camilla è in realtà un pezzo di storia secolare che si sta perpetuando sino ai giorni nostri.

Le prime notizie storiche risalgono infatti al 17 aprile 1408. Era il periodo durante il quale il territorio di Scovolo veniva diviso tra le due comunità di Portese e San Felice. Portese pretendeva la campana del castello, ma San Felice preferì tenersi lo strumento musicale e cedere al suo posto il campo denominato “Ciliegia”.

Scopro che addirittura nel 1600 fu redatto uno Statuto dei Campanari.

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Il Gruppo di Lettura Libriamoci di San Felice del Benaco organizza un ciclo di serate dedicate ad autori e cultura locali.

Si comincia venerdì 14 gennaio alle 20.30 al Palazzo ex Monte di Pietà di San Felice con “Cülmartei en dialetStorie e aneddoti … de quand che sirem picinì“, un appuntamento interamente dedicato al dialetto.

“Mattatore” della serata il Prof. Claudio Mazzacani, in arte Boletus Satanas (indovinate il perché! vabbé, un aiutino, Boletus Satanas è il nome di un fungo che nel nostro dialetto viene chiamato “Masacà“, da cui “Mazzacani“) , studioso e grande cultore del dialetto e dei costumi della nostra zona, il quale ci intratterrà con storie ed aneddoti … del tempo che fu, ma anche di quello attuale.

Ovviamente ci sarà spazio per interventi da parte di tutti quelli che vorranno porre domande, commentare, aggiungere aneddoti e ricordi personali, rendendola così ancor più viva e gradevole.

Per finire, una piccola sorpresa prima di augurarci la buonanotte … ed un sereno 2011 !

Se ricordate con affetto le storie, i rumori e gli odori di casa quando eravamo piccoli, non potete mancare.

Vi aspettiamo!

Claudio Mazzacani è l’autore in particolare di due libretti oramai introvabili (… ma che io ho e custodisco preziosamente) rispettivamente del 1994 e del 1997 dal titolo “èl dialèt de Salò” che sono delle pietre miliari per chiunque voglia conoscere il dialetto, i personaggi, l’origine degli scötöm, i mestér, gli aneddoti, le contrade di Salò, insomma dei romantici ed esileranti spaccati di vita di paese del ‘900. Questi due libretti in particolare sono raccolte della rubrica che il nostro Boletus Satanas teneva su La Civetta, un glorioso “giornalino” locale che ora non c’è più.

So di far torto a tutti gli altri racconti, ma  ecco un paio di aneddoti esemplificativi dei molti reali ma troppo divertenti che si possono trovare:

Nel terzo capitolo dedicato alla contrada di Vìla e Cünitù (Villa e Cunettone):

Una famiglia un giorno si vide recapitare dal pustì Gregorio (quello che, a cavallo della sua vecchia bicicletta, si faceva preannunciare dal suono di una trombetta) una scatoletta di latta. Provenendo dall’America, riportava delle scritte in inglese per cui non si riuscì a capire cosa fosse.
Il contenuto (della polvere abbastanza scura) si rivelò, all’assaggio, di gusto un po’ strano e salaticcio ma abbastanza saporito. Si convenne che non poteva essere altro che un aroma esotico, fatto di spezie … “che ghè sul èn Mèrica” …
A quei tempi vi era scarsità di formaggio per cui “le dróghe” furono usate soprattutto per insaporire la pastasöta.
La scatoletta era quasi vuota quando, circa un mese più tardi, arrivò in Comune, da non so quale Ente americano, la comunicazione che il signor Tal dei Tali era deceduto e le ceneri erano stato inviate ai parenti più prossimi.

Fantastico! Omama, si sono mangiati il parente sulla pastasciutta! 🙂

Nel capitolo dedicato agli scötöm si può leggere:

… il Néga-signùr. Costui faceva il sagrestano e, durante i funerali, era incaricato di occuparsi della croce che precede il corteo. C’è da notare che, fino a qualche decennio fa, il corteo funebre si recava al cimitero in barca (c’era una bissa nera, appositamente attrezzata per trasportare la bara).

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Un ottimo Spiedo

Come tutti gli anni in autunno, indossato il mio immancabile grembiule blu “Uomo con Motosega cerca Donna con Bosco” (Mann mit Motorsäge sucht Frau mit Wald) sabato ho preparato un ottimo Spiedo (a parte le patate che si sono un filo seccate ai bordi per averlo dovuto tenere un po’ in caldo a seguito del colpevolissimo ritardo di Roby 😉 ); ovviamente anche Camilla come si vede ha voluto controllare di persona le varie fasi della cottura ed ha preparato i segnaposti per ognuno degli 11 invitati.

Polenta e Spiedo a tavola davanti a un caminetto acceso sono sempre una bella occasione per ritrovarsi con tutta la famiglia. 😛

E’ vero, il lavoro è tanto, però dai, un paio di volte all’anno si fa volentieri, ed è anche una bella occasione per una mattinata uggiosa autunnale dai ritmi lenti della cottura, trascorsa anche a chiacchierare con i vicini che vengono in processione attirati dal profumo di spiedo che si diffonde nell’aria.
🙂

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Ho preso l’ultimo numero in edicola di AB – Atlante Bresciano (costo 6 euro) edito da Grafo dal titolo:

LA BASSA VIA DEL GARDA
Da Salò a Limone
Novanta pagine di itinerario tra la costa e l’entroterra

Un numero monografico che l’introduzione definisce un cammino attraverso la natura e la storia del Garda, dedicato all’itinerario escursionistico (quasi 100 km) che collega Salò a Limone, tracciato su iniziativa dell’Azienda Regionale delle Foreste e intitolato a Roberto Montagnoli, che unisce la costa alla rete di strade e sentieri dell’entroterra e permette di entrare in contatto con la straordinaria varietà di paesaggi che caratterizza il territorio.
Uliveti e boschi, limonaie e leccete, ondulate colline e impervi dirupi rocciosi si alternano a ogni tappa.
I piccoli borghi di mezza montagna guardano spesso a panorami mozzafiato; e i paesi della Riviera accolgono i visitatori con il loro intramontabile fascino.

L’ho letto ed è proprio un bel numero denso di informazioni e suggerimenti per escursioni e visite.


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La prossima domenica 18 ottobre l’Associazione “San Felice più felice” invita tutti alla terza passeggiata lenta “verso Cisano e il Monte del Capo” con visita anche alla Fondazione Cominelli di Cisano, alla riscoperta del territorio e degli antici nomi dei luoghi di San Felice del Benaco.
Ritrovo per le 9,30 presso il parcheggio del Cimitero di Portese di San Felice, la durata della passeggiata è di 2 ore circa ed è adatta a tutti.
Come per le due precedenti passeggiate ci accompagneranno e guideranno gli autori del libro “Borghi, ville e contrade di San Felice“.

Cliccare per scaricare il volantino

Cliccare sull'immagine per scaricare il volantino

La partecipazione è gratuita e siete tutti invitati!

Per informazioni potete contattare l’Associazione “San Felice più felice”, email: sanfelicepiufelice@gmail.com, tel. 335.7078522 oppure 0365.626243.

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La mia povera nonna ogni volta che si era in procinto di impiattare la polenta (rigorosamente consistente, non quelle molli per intenderci) soleva dire che il taglio ideale lo si sarebbe dovuto fare con un filo di refe di qualità, meglio se del Garda.

Io questa cosa non l’ho mai capita in realtà, ma non ho mai chiesto cosa intendesse con quel del Garda.

L’arcano mi è stato svelato proprio ieri leggendo su AreaBlu (una freepress locale gardesana) questo articolo di Tullio Ferro intitolato “A partire dal prezioso filo di refe.

Attraverso questo articolo ho scoperto con mia sorpresa che il Garda è stato per secoli famoso per la qualità del filo di refe prodotto sulle sue rive, e già “intorno al Mille il refe della Riviera di Salò viaggiava alla volta di Venezia, quindi sistemato in grandi depositi commerciali. Il lino grezzo giungeva a Salò proveniente da Crema, Cremona, Bergamo. Da Salò a Fasano si stendevano le ‘cure’, dove il filo torto e innaspato, si stendeva sulla ghiaia per renderlo candido al sole, appunto per candeggiarlo.
Dall’antichissimo commercio del refe ci sono testimonianze conservate negli Statuti di Salò e Riviera dove si parla di quantità e qualità: ‘se ne tira di tanto sottile che avanza la seta di bellezza e di prezzo’, tanto da essere ricercatissimo in Italia e in molti altri Paesi”.
L’importante economia del refe del Garda resistette fino verso la fine del 1700 quando con l’arrivo della chimica giunse anche il declino di questa produzione naturale.

Certamente mia nonna non era a conoscenza di questa produzione, però è curioso come una memoria si sia tramandata comunque per secoli.

Ad ogni modo, con refe, spatola, paletta, cucchiaio, mestolo o coltello, Viva la Polenta!
😛

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Doppio appuntamento imperdibile sul lago di Garda con SLOW FOOT, lente passeggiate alla riscoperta del territorio e degli antichi nomi dei luoghi di San Felice, Portese e Cisano, organizzate dalla nostra Associazione “San Felice più felice” con la partecipazione degli autori del libro “Borghi, ville e contrade“:

Io, Paola e Camilla ci saremo, le passeggiate sono tranquille, alla portata di tutti anche con bambini e chiunque può partecipare.
Non mancate, sarà una bella esperienza, vi aspettiamo!

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Nuovi Mercati Agricoli nascono in Provincia di Brescia: Palazzolo sull’Oglio parte questo sabato 7 marzo, Salò è già in fase avanzata di lavoro per partire a primavera nella rinnovata Piazza Leonardo Da Vinci.

Mauro Preda, docente dell’Università Cattolica, mi segnala inoltre il progetto AGRI-LIFE per creare un filo diretto tra Consumatore e Agricoltore, promuovendo la vendita diretta.

Complimenti da parte mia alle Amministrazioni Comunali che stanno lavorando e ad Agri-life.

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L’altra mattina Paola era in biblioteca a San Felice e la bibliotecaria (che lavora anche nel Comune di Moniga del Garda) le ha passato il programma dei corsi che hanno in previsione di avviare e uno è veramente molto interessante:

I LABORATORI DEL GUSTO
I fiori e le piante spontanee nella cucina naturale

Tutti i mercoledì dal 25 febbraio 2009 dalle 20.30 alle 22.30
presso il Centro Sociale di Moniga del Garda
4 incontri più un’escursione con laboratorio di cucina, in data da definirsi.

Finalità degli incontri:
Riconoscere alcune piante spontanee nel contesto locale, apprendere l’uso culinario e terapeutico delle più importanti piante spontanee ed il loro corretto utilizzo, promuovere la conoscenza delle tradizioni del nostro territorio.

Relatore: Roberto Sarasini, Erborista diplomato presso la facoltà di Farmacia di Urbino
Costo: € 50,00, comprendente il materiale didattico e una degustazione.
Iscrizioni entro lunedì 23 febbraio 2009

Veramente molto interessante, il problema è che se non raggiungono il numero minimo il corso non parte.
Quindi se qualcuno è interessato si iscriva entro lunedì prossimo!

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Se cerchi sul Garda scopri che ci sono ancora luoghi come il piccolo borgo di San Giacomo di Gargnano che hanno ancora i sapori e le atmosfere dei romantici tempi passati: la chiesa, la pesca, il lago, le limonaie, i ritmi e i silenzi lacustri.


La graziosa omonima Chiesa di San Giacomo risalente al XII secolo (considerata l’edificio più antico di Gargnano) posta in riva al lago, completa il bel quadro romantico di questo borgo incantevole.


Cheddire, proprio un luogo splendido, ben conservato e ristrutturato, ed ho scattato anche altre fotografie di San Giacomo!
L’unica pecca sono i prezzi degli appartamenti: voci locali gargnanesi vogliono che siamo più cari che in Piazza Duomo a Milano.

Ma perché mai le cose belle costano così tanto?
Uffa, quanto vorrei un bel loft con vista lago a San Giacomo in una limonaia ristrutturata!
😐

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Pietre da buco
Pietre da buco

In molti giardini sul lago è possibile vedere delle strane pietre forate che abbelliscono graziose aiuole fiorite.

Sono le cosiddette pietre da buco (mia personale traduzione dal dialetto) e in passato venivano utilizzate inserite nei muri in pietra perimetrali dei broli (campi o orti) per sostenere i pali dei filari delle viti, oppure nelle limonaie sempre per infilare pali di sostegno.

Purtroppo oggi è rarissimo vederle utilizzate per ciò per cui sono nate, e quindi ecco una foto che ho scattato domenica che ne documenta un loro uso passato.

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Ieri siamo stati a Manerba del Garda alla chiesa di San Giovanni a vedere il grande Presepe Meccanico (www.amicidisanbernardo.it), 160 metri quadrati di scenografie molto belle e di scorci con vere e proprie ricostruzioni storiche in miniatura con scene di vita fino a non molti anni or sono quotidiana, ma anche ovviamente scene mediorientali, il tutto in movimento.

Un lavoro enorme quello dei volontari manerbesi che inizia a settembre e si protrae fino a dicembre e che attira visitatori da tutto il nord Italia.
Tanto per dare qualcuno degli impressionanti numeri: 5.000 ore di lavoro, 11 metri cubi di legname, 8 chilometri di cavi elettrici, 3.000 litri di acqua per i giochi di ruscelli e cascate, 120 chili di gesso per gli edifici, 400 chili di pietre, 180 metri quadrati di tessuto per il cielo, 48 motorini elettrici, 8 pompe per i giochi d’acqua, 22.000 lampadine per i giochi di luce, ecc.

… il tutto godibile in un percorso suggestivo e da osservare con attenzione in ogni dettaglio, complimenti!

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La domenica a casa nostra ad ora di pranzo alle 12.40 c’è un appuntamento fisso, quello con Mondo Agricolo, a giudizio della nostra Auditel famigliare il più bel programma della televisione italiana.

Oramai è diventato un rito e la domenica da noi a pranzo la tavola si apparecchia con il lato rivolto verso la tele libero e tutti noi disposti ad anfiteatro per meglio goderci la visione.

Il programma, prodotto dalla veronese TeleArena (ma viene trasmesso anche su varie tv locali del nord Italia, noi infatti lo guardiamo su Brescia PuntoTV) dura circa 1 oretta ed è una rubrica settimanale dedicata ad agricoltura ambiente e territorio, con approfondimenti sugli aspetti caratteristici che lo contraddistinguono: gastronomia, tradizioni, cultura, imprenditorialità agricola, bellezze naturali, sport.

Ogni puntata è dedicata ad una zona particolare, e il programma copre soprattutto le aree del Garda, del Veneto, del mantovano e del Trentino Alto Adige.
Domenica scorsa sono terminate le repliche ed è iniziata la nuova stagione con una puntata sul Monte Baldo e in particolare sulla zona di Ferrara di Monte Baldo (ecco sotto un paio di foto, la qualità è un po’ scarsina perché ho fotografato fisicamente la televisione 🙂 ).

Mondo Agricolo è condotto da Stefano Cantiero un bravissimo ma soprattutto simpaticissimo giornalista, “uno di noi”, che si veste con vestiti casual come chiunque farebbe andando in campagna o in montagna, che ogni tanto ci piazza qualche frase in dialetto veneto, che è goloso ed ha sempre una gran voglia di mangiare e sedersi a tavola, che fa le domande come farebbe un turista qualunque, che ha un po’ di pancetta e non ha paura di mostrarla e che ogni tanto “spara qualche vaccata” come chiunque fa: fantastica la battuta sulle “frittole” di domenica!

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Oggi pranzo al ristorante Scovolo con rispettive famiglie per gustarsi il buonissimo luccio alla lucianina con polenta, all’aperto all’ombra di un grosso glicine.

Verso la fine del pranzo Camilla aveva un po’ sonno e le si chiudevano gli occhi, quindi con mio papà ci siamo detti: “la pesa i pom“.

Pesà i pom (pesare le mele) è un curioso modo di dire dialettale bresciano (e forse non solo) che si riferisce al movimento della testa mentre ci stiamo addormentando da seduti senza un adeguato appoggio.
Ci chiedevamo da dove venisse questo modo di dire, e l’ipotesi che abbiamo fatto è che risalga a quando la frutta si pesava con le bilance a stadera, con il piatto sotto e il peso che si faceva scorrere lungo la barra fino a raggiungere la posizione orizzontale.
Prima di trovare il giusto peso la barra faceva questo movimento ondulatorio e quindi probabilmente il detto deriva da lì.

Mah, chissà se ci abbiamo azzeccato. 🙂

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Insalata greca

C’è un piatto che in estate a casa nostra non manca mai, l’insalata greca (forse l’unica cosa che Paola sopporta della Grecia).

I greci la chiamano χωριάτικη σαλάτα (che si pronuncia horiàtiki salàta), vale a dire insalata rustica, ed è semplicissima da preparare.

Gli ingredienti sono: pomodori, cetrioli, cipolle rosse dolci (io solitamente prendo le cipolle di tropea che si trovano senza problemi in estate), olive nerefeta (si trova tranquillamente in tutti i supermercati ed è un formaggio tipico greco, preparato tradizionalmente con latte di pecora o misto pecora 80% e capra 20%, viene conservato in salamoia sotto forma di pani rettangolari) e origano, volendo si possono aggiungere anche dei peperoni verdi ma la ricetta tradizionale non li prevede.

La preparazione è semplice, si tagliano infatti tutte le verdure (a parte le olive) a pezzi (a me piacciono un po’ grandi), si sala e si mescola, poi sopra si adagiano tanti blocchetti di feta quante sono le persone che dovranno servirsi da quel piatto, si spolvera il tutto con l’origano, si bagna infine con olio d’oliva e il piatto è pronto. 
In tavola poi ognuno porta nel proprio piatto un pezzo di feta e quindi si condisce l’insalata.

Un piatto fresco, leggero, estivo e di sicuro successo!
😛

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Dolci Acque GardesanteDolci Acque Gardesane

Sabato scorso ho provato l’esperienza del mio primo Salotto Gastronomico, Dolci Acque Gardesane, organizzato a Cisano di San Felice da Slow Food e dal Comune.

Serata iniziata malino, Paola e Camilla erano infatti ko con l’influenza e quindi mi sono detto “perché non andare a provare questa nuova esperienza?“.
Anche se ero solo ho preso lo scooter e sono andato ed ho trovato comunque gente con cui passar parola.

La formula è particolare, mentre infatti si degustano vini e buoni assaggi di piatti a base di pesce di lago, sul palco si sono alternati la sommelier che ci ha descritto i vini che stavamo bevendo, lo chef che ci ha parlato dei piatti proposti, una dottoressa in tecnologie alimentari ci ha aggiornato sullo stato di salute delle acque del Garda e il pescatore Marco Cavallaro ci ha allietato con simpatici racconti di pesca di generazioni passate.

I miei assaggi preferiti?

  • Il Chiaretto dell’Azienda Agricola “Le Chiusure” di Alessandro Luzzago (con cui complice anche qualche bicchierino di vino bianco a stomaco vuoto abbiamo disquisito su tematiche “profonde” ad ampio raggio, toccando il fondo impegnandoci nel classico dei classici “ma dove sono i giovani di oggi?” … ovvio, a farsi i cazzi loro, come noi a nostra volta ci siamo fatti i nostri quando eravamo più giovani, però è stato carino parlare anche di questa domanda senza risposte), in particolare mi ha colpito l’estrema piacevolezza e freschezza del profumo al bicchiere.
  • Il Coregone in carpione rivisitato condito con olio extravergine di oliva Garda D.O.P. dell’Azienda Agricola Rocca di Salò.

Alla fine pappa poca, bere tanto e diversificato, quindi alle 1 di notte gli occhi erano ancora belli aperti ed ovviamente mi sentivo amico del mondo e quindi ho “smaronato” gli amici di sempre Alessandro (che immaginavo essere insonne dopo due settimane a Cuba) e Davide che stavano già andando a dormire e … chiacchiera chiacchiera a casa di Davide si sono fatte oltre le 3 di notte:
beh, per uno che alle 10 di sera è già a nanna è un vero record!

Serata diversa ma molto piacevole.
🙂

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