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Archive for the ‘Sport’ Category

Ma quanta neve c’è?

Ma quanta neve c’è in montagna? Sembra di essere immersi nella panna!

Neve
NeveNeve
Neve

Un po’ di freddo …

Io in montagna

… ma niente paura e via, mi fiondo giù bello deciso! 😀

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Io sono bicicletta, qual’è quindi il motivo per cui ho deciso di fare il mezzo giro del lago di Garda in bicicletta?

Ma ovvio, per il piacere di un buon coregone ai ferri con polenta abbrustolita e un bicchiere di chiaretto fresco, gustati in riva al lago con il sole in fronte!

Coregone, trota e sardina di lago ai ferri

Ho percorso in bicicletta il periplo della metà meridionale del lago di Garda, circa 80 km praticamente pianeggianti, in parte su ciclabile (soprattutto sulla costa veronese). In fondo a questo articolo trovate la mappa del mio giro.

Partenza in mattinata da San Felice del Benaco in direzione Maderno (circa 14km), ammirando lungo il tragitto la bellezza del lungolago di Salò e del lago illuminato dal sole mattutino.

Lungolago di SalòGrand Hotel Gardone Riviera
Lungolago di Maderno

A Maderno mi sono imbarcato sul traghetto “Mincio” per Torri del Benaco, che ho raggiunto dopo 30 minuti di navigazione con una spesa, se non ricordo male, di circa 7,50 euro per il trasporto persona più bicicletta.

Traghetto Mincio - Maderno Torri del Benaco

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Ai ristoranti pasta con cappuccino, al bando le medie chiare, radler a profusione, pizze con sopra spaghetti, una babele di lingue, troupe televisive, bandierine, palloncini: non c’è dubbio, a Brescia it’s Millemiglia time.

Come al solito come si vede a me piace soprattutto il contorno …

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Prima di partire per un viaggio di solito penso ad una cosa, una sola, che a pelle senza rifletterci mi piacerebbe fare e la faccio.
Così ad esempio mi capita di ritrovarmi in Germania d’inverno sul lungo Danubio in rollerblade senza quasi saperci andare, oppure sulle coste dell’Egeo a cavallo essendoci andato una sola volta in vita mia, e così avrei altre storie.

Domenica scorsa a Campèi de Sìma, ispirato da altri ciclisti ho avuto una di queste illuminazioni: “vorrei arrivarci in bicicletta e godermi il magnifico panorama gustandomi una birra con le gambe e i piedi in ammollo nella fontana di acqua gelata“.

Mmmhhh, non ho proprio resistito ed eccomi qui …

Partenza di prima mattina da San Felice, alle 9.30 ero già a Campèi de Sìma. Il giro è di circa 60km, partendo dai 120 mslm di San Felice del Benaco, raggiungendo un’altezza massima di poco meno 1300 mslm che si raggiunge più o meno a metà strada. I primi 30 km sono strada normale, mentre la parte centrale è di sterrato, cemento e sentieri, l’ultima parte invece è strada normale.

Sono salito seguendo il primo tratto della Cavallino, quindi da Vobarno, Degagna, Eno, Cavallino della Fobbia. Direzione poi Coccaveglie, inizia la strada sterrata, e dopo un paio di chilometri deviazione per Dosso Corpaglione.

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Rilassante fine settimana al fresco con amici e i nostri bambini, a pochi chilometri da casa al bellissimo rifugio Campèi de Sìma (1.017 mslm), complice la canicola in arrivo e il fatto che era il turno degli Alpini di San Felice.



Il rifugio è stato ristrutturato completamente una decina di anni fa ed è composto da quattro edifici: uno centrale dove ci sono bar, sala da pranzo, cucina; uno laterale dove ci sono le camerate; uno posteriore dove ci sono i bagni e un bivacco aperto tutto l’anno; infine una piccola graziosa chiesetta intitolata alla Madonna della Neve.

Partenza sabato mattina, in auto fino a Passo del Cavallino della Fobbia e da lì direzione Coccaveglie e infine Dosso Corpaglione dove parcheggiamo.
Da qui inizia il sentiero che noi abbiamo scelto per raggiungere il rifugio, visto che è già in quota e quindi più facile da fare con i bambini. Il cartello indica “ore 1.15”, noi con i bambini (dai 4 ai 6 anni) ci abbiamo messo circa 2 ore, tra canti, riposini, spuntini, storielle, ecc. Solo all’inizio il sentiero è leggermente difficoltoso, poi è assolutamente tranquillo.

Arrivati al rifugio dopo pranzo ci sistemiamo nelle camerate, dove non mi faccio mancare subito un bel riposino pomeridiano ristoratore, d’altronde non può essere diversamente con quel “Otia procul negotiis fecunda” (“Il riposo, lontano dalle preoccupazioni, è fecondo”) che campeggia sulla facciata dell’edificio …


I letti a castello, i materassi e le coperte sono evidentemente regalo di qualche brigata alpina, il cigolio delle reti è inconfondibile, li ricordo bene durante il servizio militare anche se non ho fatto l’alpino! 🙂

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76 km di dura montagna in bicicletta, tre passi alpini (Baremone, Maniva, Crocedomini), altimetria notevole dai 400 metri del lago d’Idro fino alla Cima Coppi di quasi 2.200 metri nei pressi del dosso dei Galli, tre valli toccate (Valsabbia, Val Camonica, Val Trompia), dai classici paesaggi lacustri del lago d’Idro, fino ai laghetti alpini del Parco dell’Adamello: un giro meraviglioso!

Partenza al mattino da Anfo (419 mslm) dove siamo arrivati in auto. Appena fuori dal paese si trova la deviazione per la splendida strada poco conosciuta (e quindi poco frequentata) che in 11 km porta ai 1.464 mslm di Passo Baremone dove ci si può ristorare al bel Rifugio Rosa. Sono 11 km abbastanza intensi ma pedalabili, la salita è continua ma i tornanti consentono di respirare, le pendenze sono costanti mediamente intorno al 9-10% con picchi fino al 16%, ma sono molto limitati. E’ il tratto più duro di tutto il giro, per questo abbiamo deciso di farlo al mattino. 😛

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Passeggiare su passerelle sopra il fiume all’interno del “canyon” scavato dall’acqua, passare dentro la cascata del Pisot, osservare i resti delle vecchie fucine lungo il torrente, il maglio, l’ingegnoso sistema di areazione convogliando l’aria spostata dalla cascata, il Poiat per fare il carbone, un pranzo al rifugio Paradiso: è stata proprio una bella sorpresa la passeggiata nel Parco delle fucine di Casto!



Parliamoci chiaro, Casto non è esattamente un “bijoux” di paese, disseminato com’è di industrie (d’altronde ha dato i natali a Luigi Lucchini, fondatore dell’omonimo gruppo industriale), e senza il racconto di DiBo non mi sarei mai sognato di andarci e per di più invitare amici a trascorrere una domenica passeggiando sui suoi sentieri. Invece il parco delle fucine è proprio carino (a parte la pioggia che ci ha accompagnato per la seconda parte) e per di più con passeggiate per tutti e per tutti i gusti, con anche ferrate e ponte tibetano per i più temerari.

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