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Ma quanta neve c’è?

Ma quanta neve c’è in montagna? Sembra di essere immersi nella panna!

Neve
NeveNeve
Neve

Un po’ di freddo …

Io in montagna

… ma niente paura e via, mi fiondo giù bello deciso! 😀

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Io sono bicicletta, qual’è quindi il motivo per cui ho deciso di fare il mezzo giro del lago di Garda in bicicletta?

Ma ovvio, per il piacere di un buon coregone ai ferri con polenta abbrustolita e un bicchiere di chiaretto fresco, gustati in riva al lago con il sole in fronte!

Coregone, trota e sardina di lago ai ferri

Ho percorso in bicicletta il periplo della metà meridionale del lago di Garda, circa 80 km praticamente pianeggianti, in parte su ciclabile (soprattutto sulla costa veronese). In fondo a questo articolo trovate la mappa del mio giro.

Partenza in mattinata da San Felice del Benaco in direzione Maderno (circa 14km), ammirando lungo il tragitto la bellezza del lungolago di Salò e del lago illuminato dal sole mattutino.

Lungolago di SalòGrand Hotel Gardone Riviera
Lungolago di Maderno

A Maderno mi sono imbarcato sul traghetto “Mincio” per Torri del Benaco, che ho raggiunto dopo 30 minuti di navigazione con una spesa, se non ricordo male, di circa 7,50 euro per il trasporto persona più bicicletta.

Traghetto Mincio - Maderno Torri del Benaco

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Ai ristoranti pasta con cappuccino, al bando le medie chiare, radler a profusione, pizze con sopra spaghetti, una babele di lingue, troupe televisive, bandierine, palloncini: non c’è dubbio, a Brescia it’s Millemiglia time.

Come al solito come si vede a me piace soprattutto il contorno …

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Prima di partire per un viaggio di solito penso ad una cosa, una sola, che a pelle senza rifletterci mi piacerebbe fare e la faccio.
Così ad esempio mi capita di ritrovarmi in Germania d’inverno sul lungo Danubio in rollerblade senza quasi saperci andare, oppure sulle coste dell’Egeo a cavallo essendoci andato una sola volta in vita mia, e così avrei altre storie.

Domenica scorsa a Campèi de Sìma, ispirato da altri ciclisti ho avuto una di queste illuminazioni: “vorrei arrivarci in bicicletta e godermi il magnifico panorama gustandomi una birra con le gambe e i piedi in ammollo nella fontana di acqua gelata“.

Mmmhhh, non ho proprio resistito ed eccomi qui …

Partenza di prima mattina da San Felice, alle 9.30 ero già a Campèi de Sìma. Il giro è di circa 60km, partendo dai 120 mslm di San Felice del Benaco, raggiungendo un’altezza massima di poco meno 1300 mslm che si raggiunge più o meno a metà strada. I primi 30 km sono strada normale, mentre la parte centrale è di sterrato, cemento e sentieri, l’ultima parte invece è strada normale.

Sono salito seguendo il primo tratto della Cavallino, quindi da Vobarno, Degagna, Eno, Cavallino della Fobbia. Direzione poi Coccaveglie, inizia la strada sterrata, e dopo un paio di chilometri deviazione per Dosso Corpaglione.

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Rilassante fine settimana al fresco con amici e i nostri bambini, a pochi chilometri da casa al bellissimo rifugio Campèi de Sìma (1.017 mslm), complice la canicola in arrivo e il fatto che era il turno degli Alpini di San Felice.



Il rifugio è stato ristrutturato completamente una decina di anni fa ed è composto da quattro edifici: uno centrale dove ci sono bar, sala da pranzo, cucina; uno laterale dove ci sono le camerate; uno posteriore dove ci sono i bagni e un bivacco aperto tutto l’anno; infine una piccola graziosa chiesetta intitolata alla Madonna della Neve.

Partenza sabato mattina, in auto fino a Passo del Cavallino della Fobbia e da lì direzione Coccaveglie e infine Dosso Corpaglione dove parcheggiamo.
Da qui inizia il sentiero che noi abbiamo scelto per raggiungere il rifugio, visto che è già in quota e quindi più facile da fare con i bambini. Il cartello indica “ore 1.15”, noi con i bambini (dai 4 ai 6 anni) ci abbiamo messo circa 2 ore, tra canti, riposini, spuntini, storielle, ecc. Solo all’inizio il sentiero è leggermente difficoltoso, poi è assolutamente tranquillo.

Arrivati al rifugio dopo pranzo ci sistemiamo nelle camerate, dove non mi faccio mancare subito un bel riposino pomeridiano ristoratore, d’altronde non può essere diversamente con quel “Otia procul negotiis fecunda” (“Il riposo, lontano dalle preoccupazioni, è fecondo”) che campeggia sulla facciata dell’edificio …


I letti a castello, i materassi e le coperte sono evidentemente regalo di qualche brigata alpina, il cigolio delle reti è inconfondibile, li ricordo bene durante il servizio militare anche se non ho fatto l’alpino! 🙂

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76 km di dura montagna in bicicletta, tre passi alpini (Baremone, Maniva, Crocedomini), altimetria notevole dai 400 metri del lago d’Idro fino alla Cima Coppi di quasi 2.200 metri nei pressi del dosso dei Galli, tre valli toccate (Valsabbia, Val Camonica, Val Trompia), dai classici paesaggi lacustri del lago d’Idro, fino ai laghetti alpini del Parco dell’Adamello: un giro meraviglioso!

Partenza al mattino da Anfo (419 mslm) dove siamo arrivati in auto. Appena fuori dal paese si trova la deviazione per la splendida strada poco conosciuta (e quindi poco frequentata) che in 11 km porta ai 1.464 mslm di Passo Baremone dove ci si può ristorare al bel Rifugio Rosa. Sono 11 km abbastanza intensi ma pedalabili, la salita è continua ma i tornanti consentono di respirare, le pendenze sono costanti mediamente intorno al 9-10% con picchi fino al 16%, ma sono molto limitati. E’ il tratto più duro di tutto il giro, per questo abbiamo deciso di farlo al mattino. 😛

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Passeggiare su passerelle sopra il fiume all’interno del “canyon” scavato dall’acqua, passare dentro la cascata del Pisot, osservare i resti delle vecchie fucine lungo il torrente, il maglio, l’ingegnoso sistema di areazione convogliando l’aria spostata dalla cascata, il Poiat per fare il carbone, un pranzo al rifugio Paradiso: è stata proprio una bella sorpresa la passeggiata nel Parco delle fucine di Casto!



Parliamoci chiaro, Casto non è esattamente un “bijoux” di paese, disseminato com’è di industrie (d’altronde ha dato i natali a Luigi Lucchini, fondatore dell’omonimo gruppo industriale), e senza il racconto di DiBo non mi sarei mai sognato di andarci e per di più invitare amici a trascorrere una domenica passeggiando sui suoi sentieri. Invece il parco delle fucine è proprio carino (a parte la pioggia che ci ha accompagnato per la seconda parte) e per di più con passeggiate per tutti e per tutti i gusti, con anche ferrate e ponte tibetano per i più temerari.

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Per chi soffre di vertigini forse non è il sentiero più adatto essendo a tratti esposto e a picco sul lago, però è abbastanza agevole.
Da buoni temerari è questa la passeggiata che abbiamo scelto di fare con Paola e Camilla.

Partenza da Prato della Fame (66 mslm) in riva al lago sulla Gardesana Occidentale a 6 km da Gargnano, lungo poi il sentiero 260 alla destra della limonaia ci si inerpica sulla costa rocciosa fino a Gardola di Tignale (555 mslm), dove si arriva dopo 1 ora e mezza circa soddisfatti e con gli occhi pieni di splendidi panorami.

Domenica scorsa era una giornata dal meteo ideale, pieno inverno ma temperature eccezionalmente alte, 18-20 gradi. Deciso: si va a camminare.

Lasciata l’auto al Prato della Fame (Pra’ de la fam) proprio sulla Gardesana di fronte alla grande limonaia riattivata dalla Comunità Montana Parco Alto Garda Bresciano,  proprio tra la limonaia e il bar-trattoria-hotel “Al Prà” parte la segnavia N° 260. Poco sopra i vecchi edifici in ristrutturazione si passa sopra un ponticello da dove si può ammirare la cascata del torrente Baès, dove viene anche raccolta l’acqua necessaria per irrigare i limoni.

Il primo tratto il sentiero sale sfruttando i punti deboli della parete rocciosa che sovrasta la costa dell’alto-Garda, e dove era più compatta la sede è stata ottenuta a colpi di piccone. Se penso che fino ai primi ‘900 (quando fu costruita la strada dal lago a Gardola) questa era la strada che percorrevano a piedi i primi turisti dell’altopiano di Tignale una volta scesi dal piroscafo, mi viene male.


Dopo circa 1 ora a quota 400 mslm improvvisamente termina la parete rocciosa e ci si trova su un’autentica terrazza naturale sul lago. Qui si possono vedere ancora gli anelli di ferro a cui era ancorata la vecchia teleferica che trasportava le merci dal lago fino a Tignale.

Da qui in poi ci si trova a percorrere un bel sentiero in mezzo a prati e ulivi, poco dopo si prende la segnovia N° 266 per Gardola.

Dopo non molto si incontra la strada principale nella frazione di Oldesio, dove noi ci siamo fermati a mangiare al piacevole ristorante “Al Terrazzo”, ottima cucina, prezzi onesti e splendido panorama su tutto il Lago di Garda e il Monte Baldo.

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Avevo già espresso il mio dissenso verso questa antipatica stagione che è l’inverno, che a mio avviso un senso non ce l’ha, lasciando però uno spiraglio di senso nella montagna innevata imbronciata e nei canederli. 😛

Qualche giorno fa ero in montagna di nuovo a sgambettare sugli sci e guarda un po’ che giornata c’era: questa non è montagna, è una insipida gardaland invernale, essì, questa montagna un senso non ce l’ha, non c’è paragone con l’altra che avevo immortalato.

Con una giornata così non ti godi neppure i canederli al caldo di un rifugio.

Con una giornata così sono tutti seduti ai tavolini fuori dai rifugi rigorosamente con viso rivolto verso il sole per farsi una bella abbronzatura da mostrare in ufficio il giorno dopo.

Con una giornata così tutti i rifugi inspiegabilmente hanno all’esterno delle enormi casse che riproducono a tutto volume quegli orribili “UNZ UNZ UNZ UNZ …” che dubito sarebbero adatti anche alle 2 del mattino in pieno agosto al Papete di Milano Marittima:
dico io, ma ci vuole tanto a capire che la bellezza della montagna è anche e soprattutto il silenzio di cui si potrebbe finalmente godere?
Al limite se proprio volete far sentire della musica, scegliete dei tipici yodel che quantomeno fanno atmosfera e mettono allegria.

Basta, proprio mi girano!

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Ho preso l’ultimo numero in edicola di AB – Atlante Bresciano (costo 6 euro) edito da Grafo dal titolo:

LA BASSA VIA DEL GARDA
Da Salò a Limone
Novanta pagine di itinerario tra la costa e l’entroterra

Un numero monografico che l’introduzione definisce un cammino attraverso la natura e la storia del Garda, dedicato all’itinerario escursionistico (quasi 100 km) che collega Salò a Limone, tracciato su iniziativa dell’Azienda Regionale delle Foreste e intitolato a Roberto Montagnoli, che unisce la costa alla rete di strade e sentieri dell’entroterra e permette di entrare in contatto con la straordinaria varietà di paesaggi che caratterizza il territorio.
Uliveti e boschi, limonaie e leccete, ondulate colline e impervi dirupi rocciosi si alternano a ogni tappa.
I piccoli borghi di mezza montagna guardano spesso a panorami mozzafiato; e i paesi della Riviera accolgono i visitatori con il loro intramontabile fascino.

L’ho letto ed è proprio un bel numero denso di informazioni e suggerimenti per escursioni e visite.


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Da un po’ avevo nel mirino questo spettacolare giro in bicicletta e alla fine l’ho fatto: un giro duro, impegnativo (almeno per me), che richiede una media preparazione, oltre 100 km con salite impegnative e con oltre 20 km di strada sterrata, con la cima Coppi di Passo Tremalzo a oltre 1.800 metri di altitudine, tra Lombardia e Trentino, dal Lago di Garda percorrendo tutta la Vallesabbia costeggiando il fiume Chiese salendo poi fino a Passo Tremalzo e riscendendo infine sul Garda.

Partenza da San Felice di prima mattina con il Garda ancora sonnecchiante e già dopo pochi km a Tormini di Roé Volciamo ne saluto la vista per poi incontrare di lì a breve il fiume Chiese, e il mio pensiero è: “fii, sono già stanco, mi sa che non ce la faccio“.

Risalgo poi per vari km l’operosa Vallesabbia che certo però non eccelle per i suoi panorami, anche se qualche scorcio carino lo si trova, specialmente nella zona di Barghe e del Lago d’Idro con la bella Rocca d’Anfo.

A Ponte Caffaro si lascia la Lombardia e si entra in Trentino e dopo pochi km si raggiunge Storo dove si abbandona la strada principale e si prende la deviazione per il Lago di Ledro e l’omonima Valle. Qui la strada comincia a salire anche se è ancora abbastanza pedalabile.

Dopo una decina di chilometri di una affascinante strada incastonata in una stretta valle si raggiunge Passo d’Ampola a poco più di 1.000 mslm di altitudine dove si trova anche l’omonimo Lago d’Ampola molto apprezzato dai naturalisti.

Qui si prende la deviazione a destra per Passo Tremalzo e la vera salita ha inizio, circa 12 km che coprono un dislivello di circa 800 metri. Il fresco sulla pelle e la bellezza dei paesaggi, delle montagne e degli animali al pascolo però danno la forza di andare avanti.

Per questa impegnativa salita decido di farmi accompagnare da una colonna sonora adeguata e sul mio lettore mp3 faccio partire la compilation Bertallosophie Altri Suoni Italiani, con brani soprattutto del panorama underground milanese che trasmettono quel senso di rassicurante, serena e pacificata malinconia laboriosa che solo chi ha vissuto un po’ a Milano può comprendere, e che mi aiutano a concentrarmi sul ritmo di pedalata e sulla gestione delle mie energie, avendo ben presente la “lezione della salita“, e pedalata dopo pedalata …

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E’ ufficiale, il mio fisico tiene ancora botta!

Venerdì scorso ho sostenuto e passato con successo il mio annuale test fisico, la Cavallino, il giro in bicicletta tra i più belli e con i panorami più suggestivi, 84 km di percorso vicino a casa, tra laghi e montagne, tra Garda,  Valsabbia e Valvestino, passando dal Passo Cavallino della Fobbia a 1.100 mslm di altitudine.

Non ero molto fiducioso sulla riuscita, infatti uscivo da una brutta bronchite (che a dire il vero non mi ha ancora abbandonato) con annessa settimana di antibiotico, però chissà il fresco del mattino e i bellissimi paesaggi di montagna mi hanno dato la forza per affrontare tutte quelle salite.

Giunto a Gargnano visto il traffico e dall’alto vedendo sopraggiungere un bel battello, per raggiungere San Felice ho preferito non correre rischi e caricare me stesso e la bicicletta in direzione Portese godendomi così il bel panorama dal lago con l’ultimo sole tiepido della stagione.

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Venerdì scorso 17 luglio io, Rizzo e Alberto sfidando le avverse previsioni meteo e fidandoci del fidato kataweb e dell’infallibile centro meteo altoatesino che davano l’arrivo dei temporali nel pomeriggio, abbiamo attaccato di mattino presto con successo (eccomi qui sotto raggiante e vittorioso con il mio mitico berrettino di lana) e raggiunto i quasi 3.000 metri della vetta del Sassopiatto (nella foto sotto è la cima con il pallino minuscolo rosso) sulle Dolomiti.

Ovviamente per festeggiare non potevamo sottrarci alla nuova stupida e inutile mania del web, «The lying down game» (Il gioco dello sdraiarsi), che però come tutte le cose futili è anche troppo divertente, soprattutto vedendo le facce di chi ti osserva e non ne capisce il senso (a dire il vero di senso non ne ha proprio nessuno). 😀
Certo che però riflettendoci mi preoccupo un po’ pensando che alla nostra età facciamo ancora vaccate del genere. 😀

A parte gli scherzi la due giorni dolomitica è stato proprio molto bella e affascinante oltre che divertente e per chi volesse avere maggiori dettagli sul percorso, Marco ne ha fatta una relazione dettagliata sul suo blog.

Il percorso rimane adatto a tutti anche se la seconda parte sulle rocce è abbastanza impegnativa e ripida ed è necessario prestare molta attenzione non solo a non perdere di vista le indicazioni del sentiero, ma anche a dove si mette i piedi per non scivolare sui sassi oppure nei passaggi sui nevai che ancora sono rimasti dall’inverno.
Sulla vetta poi ci sono strapiombi praticamente verticali di centinaia di metri e quindi un minimo di attenzione ci vuole, anche se persino a me che soffro di verigini non ha fatto grandissima impressione in quanto gli spazi non sono stretti.

Per il resto la vista che si gode da la sopra è veramente unica e stupenda, davanti si ha il Sassolungo tutto intorno si ha una vista magnifica sull’Altopiano dello Sciliar, sulla Marmolada, sulla Val Gardena, ecc.


Il rifugio Zallinger che abbiamo preso come base poi è veramente splendido ed è sicuramente degno dei migliori hotel con prezzi assolutamente ottimi.

La candida chiesetta davanti poi disegna un quadretto veramente idilliaco e un raggio che esce da uno squarcio nelle grigie nuvole è l’occasione per questo splendido scatto.

Ovviamente ho fatto un po’ di fotografie che ho raccolto in un piccolo album.

Cheddire, una due giorni emozionante, rilassante e che ti concilia con il mondo.

Buona Notte!
🙂

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Ieri durante l’ennesimo Sellaronda abbiamo fatto una deviazione un po’ azzardata e siamo saliti fin sulla Marmolada3.265 metri, l’altezza più alta a cui sia mai salito, ma soprattuto sceso con gli sci!

Io soffro di vertigini ma solitamente non ho particolari problemi; ieri però ho avuto veramente paura e non è stato facile tenerla sotto controllo, però ce l’ho fatta e ora sono contento di aver visto certe immagini magnifiche, anche se il freddo era tanto.

Ma abbiamo fatto anche qualche altra foto … ehm ehm, nei momenti in cui il panico mi lasciava un po’ di tregua e mi permetteva di tenere in mano il cellulare.
🙂

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Fine settimana con una storica impresa quello appena trascorso e questa è la fotografia più significativa: il mio arrivo al Passo Gardena, 4° e ultimo passo dolomitico!

mOmO al Passo Gardena - 4° e ultimo passo

mOmO al Passo Gardena - 4° e ultimo passo

Anche se la stagione era piuttosto avanzata e facceva freddino (temperature vicino allo 0), io, Rizzo e Teto seguiti da Paola e Camilla sulla ammiraglia (la Micra di Paola) abbiamo percorso il Sellaronda (il giro intorno al gruppo del Sella) in senso antiorario in bicicletta, con partenza e arrivo a Selva di Valgardena (dove abbiamo alloggiato al bel Hotel Scoiattolo), nel cuore delle Dolomiti, circa 60 km di percorso impegnativo per un dislivello di quasi 2.000 metri di salite attraverso 3 province (Trento, Bolzano, Belluno), 4 valli e 4 passi dolomitici sui quali si è scritta la storia del ciclismo:

I tratti con i panorami che mi sono piaciuti di più sono state le salite verso Passo Sella e verso Passo Gardena, mentre stranamente quello che mi è risultato più difficoltoso è stata l’ascesa da Arabba a Passo Campolongo.

Ed ecco le fotografie dei passaggi sugli altri tre passi e la doverosa foto di gruppo (con la nostra mascotte Camilla) davanti al monumento a Fausto Coppi a Passo Pordoi.

 Cheddire, è stata un’esperienza veramente straordinaria che mi è piaciuta immensamente e con paesaggi mozzafiato, probabilmente tra i panorami montani più belli al mondo che avevo già vissuto d’inverno.

Qui sotto ecco un paio di scatti tra i moltissimi che ho fatto e che ho raccolto in un album fotografico veramente straordinario!

E’ stato veramente stupendo percorrere quelle montagne godendo dei silenzi e della lentezza che solo la bicicletta consente.

Devo ammettere che da uomo “normale” prima di partire ero piuttosto scettico sulle mie capacità di farcela, invece mi sono veramente sorpreso della facilità con cui sono riuscito a percorrere tutte le salite, merito certamente di un po’ di allenamento e della lezione appresa dalle salite, ma anche e soprattutto in modo per me sorprendente di una alimentazione e di materiali adeguati.

Alimentazione per affrontare il Sellaronda in bicicletta

Io non sono esattamente uno sportivo serio, ma vista la difficoltà del giro, approfittando di una festina di compleanno della figlia avevo chiesto dei consigli su come alimentarmi e idratarmi a Paolo Cotignola, un amico e grande trainer che è titolare della Palestra King a Moniga del Garda.
A mio avviso è di Paolo e in particolare della sua tabella di alimentazione (che ho seguito alla lettera) più del 50% del merito della impressionante facilità con cui ho affrontato il giro e quindi eccovela con le spiegazioni (per quanto ho capito ovviamente 🙂 ):

  • Colazione: banditi latte e zucchero, prendete un (lasciate pure la bustina nell’acqua oltre il tempo tradizionale) con del fruttosio o del miele e due normali barrette energetiche 40-30-30 (%kcal carboidrati – proteine – grassi, io ad esempio ne avevo della Volchem). Volendo si può arricchire con una fetta con marmellata senza zucchero.
    Lo scopo di una colazione del genere a quanto ho capito è l’alta digeribilità con un adeguato apporto calorico, consentendo di mantenere basso il livello di insulina, e garantendo così il massimo afflusso di sangue alle gambe. Inoltre essendo le barrette ricche di fibre con l’apporto di liquidi danno un senso di sazietà fino ad ora di pranzo. Il té poi contenendo un eccitante garantisce migliori performance con un picco di resa a due ore dalla colazione.
  • Idratazione: riempite la borraccia da 1 litro di acqua e aggiungete come integratori una bustina di sali minerali e vitamine (io ad esempio avevo Multipower Active Fit Active Vitamin Mineral Drink) e una di aminoacidi ramificati (io ad esempio avevo Friliver Energy).
    Lo scopo in questo caso è la reintegrazione dei sali minerali persi con la sudorazione, mentre gli aminoacidi servono a riparare le strutture proteiche danneggiate e per scopi energetici e con la loro azione sono anche in grado di contrastare la produzione di acido lattico, di ostacolare l’appannamento mentale da affaticamento e di preservare le difese immunitarie.
    Ovviamente il vantaggio è che le bustine pesano pochissimo e con un po’ di scorta si riescono a fare varie borracce durante la giornata senza doversi portare dei liquidi che pesano.
  • Durante lo sforzo: ovviamente idratarsi e consumare una barretta energetica 40-30-30 ogni ora circa (a parte il mattino e nel dopo pranzo dove si salta 1 turno).
  • Pranzo: pausa di 1 oretta con un piatto di pasta al pomodoro con moltissimo grana grattuggiato sopra e da bere acqua.
    Anche qui lo scopo è l’alta digeribilità, l’apporto di carboidrati e la soddisfazione del palato.
  • Al termine dello sforzo: entro 40 minuti dal termine dello sforzo fare uno spuntino leggero, tipo uno yogurt, o una fetta di torta, o qualche biscotto.
    Lo scopo è riattivare da subito i normali ritmi del corpo riducendo notevolmente i tempi di pieno recupero.
  • Cena: piena libertà di mangiare e bere ciò che si vuole.

Io ho fatto così e mi sono trovato alla grande, se però volete maggiori spiegazioni tecniche sulle motivazioni, o consulenze oppure cercate un trainer chiamate pure Paolo alla Palestra King allo 0365.503384 e ditegli che avete letto il suo nome sul mio blog. 

Materiali e abbigliamento

Ovviamente la qualità della bicicletta acquistata di recente ha giocato un ruolo fondamentale, una mountain bike Scott, 21 rapporti, ammortizzatore anteriore bloccabile, freni idraulici e a disco anteriori e posteriori con grande incisività di frenata in tutte le condizioni.
Per quanto riguarda poi l’abbigliamento io sono sempre stato di quelli che più c’è freddo e più bisogna coprirsi con indumenti “spessi” tipo maglioni, felpe, giacche a vento, ecc.
Invece da un anno ho scoperto l’abbigliamento traspirante e che trattiene il calore proteggendo dal vento e devo dire che mi si è aperto un mondo sorprendente, tanto che con temperature intorno allo zero, per il giro ne ho avuto a sufficienza di due magliettine molto leggere e del giacchino grigio che si vede nelle foto, riuscendo a fare le salite rimanendo sempre asciutto e affrontando le discese senza cambiarmi e senza soffrire in alcun modo il freddo.
Tutto abbigliamento preso in saldo con prezzi anche inferiori a 10 euro al pezzo.

Ed ecco la mappa interattiva dettagliata (su GoogleMaps) del giro:

Cliccare sulla cartina per accedere alla mappa interattiva su GoogleMaps

Cliccare sulla cartina per accedere alla mappa interattiva su GoogleMaps

Cheddire per concludere questo lungo post, un’esperienza meravigliosa che certamente cercherò di ripetere in futuro, magari in occasione di uno dei prossimi Sellaronda Bike Day, una giornata d’estate in cui tutto il giro dei quattro passi viene chiuso al traffico automobilistico riservandolo così, per un giorno, agli amanti della bicicletta.

Spero che queste indicazioni potranno essere utili e ovviamente sono feedbackware (ovvero se le seguirete è obbligatorio un commento, una email, una cartolina, un saluto, un pezzo di speck o ciò che volete), perché io ne sono la prova vivente: anche un uomo normale può farcela!
😀

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Qualche giorno fa Camilla, Paola ed io siamo andati a fare una bella passeggiata su sentieri a mezza costa nell’Alto Garda bresciano insieme a Sally (il cane), Marco e Alessandra, l’amica patita di Bio e che ci dà sempre parecchie dritte soprattutto per un’alimentazione sana.

Panorama Alto GardaMarco e Alessandra camminano

Siamo partiti da Toscolano Maderno e percorrendo sentieri e strade sterrate, attraverso Gaino e Cecina siamo andati fin sopra Gargnano, a cui volendo si può scendere passando da Roina e Villavetro.

Santella sull'Alto GardaCavallo

La strada è assolutamente alla portata di tutti e il percorso è di 1 oretta e mezza abbondante; io a dire il vero ho fatto un po’ fatica dovendo portare Camilla sulle spalle nel mio mitico zaino Ferrino Caribou la quale ora comincia a pesare parecchio, però alla fine ce l’ho fatta comunque.

All’arrivo la fame era tanta e a casa di Marco in montagna la grigliata di wurstel, pollo, radicchio trevisano e formaggio è stata letteralmente divorata, insieme ad un bel po’ di pane e ad una bottiglia di Chiaretto.
Alla fine del pranzo poi un gran bel pisolo è stato d’obbligo. 😉

Il paesaggio e il panorama sono assolutamente splendidi e l’Alto Garda si è confermato una garanzia in termini di bellezza e il mini-book fotografico della passeggiata che ho fatto ne è la conferma.

Uliveto sull'Alto GardaCasa diroccata Alto Garda

Ecco quindi la mappa dettagliata della passeggiata (seguendo il link si accede alla mappa orientativa e approssimativa che ho fatto su Google Maps ).

Mappa giro in bici in Valtenesi

Cheddire, un giro rilassante!
😉

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La Tribù del Rally

Peugeot 207 Venerdì scorso sono andato a vedere il secondo passaggio del Rally 1000 Miglia sull’ultimo tornantone della mitica prova speciale “San Michele”.

Non mi posso definire un fan sfegatato dei rally, però sentire il rombo e vedere il passaggio delle prime trenta auto mi piace, inoltre è una bella occasione per fare una scampagnata in collina con lo scooter e stare in mezzo alla natura.

Tornante San MichelePanorama sul Golfo di Salò

Popolo del RallyIl popolo-tribù del Rally è poi veramente curioso, colorito e divertente.
Solo per il tempo della prova speciale accadono alcuni fenomeni antropologici e linguistici tipici secondo me degni di studio:

  • la lingua italiana è assolutamente bandita e tutti indistintamente parlano in stretto dialetto bresciano “arricchito” (… da simpatiche paroline) e diventano degli esperti piloti, e chi non è “dei nostri” (zona basso Garda occidentale e Valsabbia) lo si vede a colpo d’occhio e viene anche guardato con distacco e con un certo disprezzo;
  • le auto da gara modificano i loro nomi in versione maschile-friendly rigorosamente con l’articolo determinativo davanti: il Lancer (Mitsubishi Lancer Evo), l’Impreza (Subaru Impreza), il 207 (Peugeot 207 Super 2000), il Punto (Fiat Grande Punto Abarth), ecc.
  • se un’auto ha un incidente si dice che “ha picchiato“;
  • se un pilota è particolarmente lento, al posto di “accelera” tutti gridano “schìsa!!” (schiaccia!!! … sottinteso il pedale dell’acceleratore);
  • le poche donne presenti si “ingrezziscono” e assumono fattezze e linguaggi maschili;
  • tutti sono degli amici del “Dalla” (Andrea Dallavilla, un pilota della zona tra i più competitivi a livello italiano) anche se magari l’ultima volta che l’hanno visto è stato alle superiori quando facevano ginnastica con la sua classe;
  • tutte le classi sociali sono rappresentate e per un momento comunicano “alla pari” senza snobbismi, tanto che sembra un vero momento di “comunismo”;
  • compaiono improponibili, terrificanti e aderentissimi berretti tinta unita di lana tipo omino dello skilift, e vengono risfoderate vecchie giacche a vento o teli mimetici, evidenti souvenir del servizio militare;
  • banditi bresaola e brie, se si ha fame si mangia rigorosamente pane (rigorosamente pane comune, quello a forma di chiappe e con una marea di mollica tanto per intenderci), salame e formagella di montagna rigorosamente locale (tipo Valsabbia o Tremosine).

Ah, per la cronaca ha vinto la coppia Andreucci-Andreussi … sul Lancer!
😀

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Parco giochi di San FeliceParco giochi di San Felice

Proprio bello il nuovo parco giochi di San Felice!
In realtà si trova nella frazione di Portese e, dopo averlo visto in una delle corsette serali, domenica scorsa siamo andati a giocare con Camilla la quale era iper-eccitata alla vista di un così fantasmagorico scivolo rosso con ondina intermedia.

Complimenti sinceri all’Amministrazione Comunale per questa bella opera.

A dire il vero Camilla ha trovato una piccola pecca, infatti alla fine aveva una gran sete e ci ha fatto notare che mancava una fontanella per bere; vabbé, poco male, la prossima volta ci porteremo una bottiglietta d’acqua.
🙂

Parco giochi di San FeliceParco giochi di San Felice
 

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Il Vallon

VallonMercoledì scorso abbiamo detto addio a questa stagione sciistica con un nuovo splendido giro dei 4 passi (Sellaronda), probabilmente il più bel giro sciistico al mondo dal punto di vista paesaggistico, nel cuore delle Dolomiti.

C’è però un luogo in particolare, più o meno lungo il percorso, che io preferisco e che lascia incantati e mi emoziona sempre alla vista (soprattutto con il tempo brutto); è la conca del Vallon, a quasi 2.600 metri di quota, più o meno sopra il passo del Campolongo.
VallonSi tratta di una conca circondata da un magnifico anfiteatro dolomitico costituito dal  Sasso delle Nove, Sasso delle Dieci e Piz da Lech con pareti che raggiungono i 3.000 metri.
Ovviamente non ci siamo fatti mancare qualche bella fotografia del Vallon e del Sellaronda.

Da sopra il panorama di cui si gode è unico; si vedono infatti alcune delle cime più imponenti delle Dolomiti come Marmolada, Civetta, Pelmo, Antelao, Sorapiss, Tofane, Conturines, Lavarella, Zillertaler Alpen.

Il modo più semplice per raggiungere il Vallon sia in estate che in inverno è partendo da Corvara in Val Badia attraverso gli impianti di risalita Boé e la seggiovia Vallon.
Oppure è possibile raggiungerlo a piedi in circa 2 ore dal Passo Campolongo, o da Arabba in circa 2 ore, dal Passo Pordoi in circa 3 ore e comunque anche dai Passi Sella e Gardena (gita di una giornata).

mOmO sul VallonIn inverno dal Vallon scende una bellissima pista nera molto divertente per chi ha voglia di “lavorare” un po’ di gambe, eccone una recensione dettagliata (eccomi nella foto proprio all’inizio della pista … certo che il casco noleggiato mi fa un po’ la faccia da pirla 🙂 ).

D’estate inoltre per chi vuole è anche possibile fermarsi a mangiare o dormire al Vallon, al suggestivo Rifugio Kostner (si vede lontano nella foto in alto).

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Stile SITE

Io e Alberto, scendendo da Porta Vescovo sopra Arabba in occasione del Sellaronda di mercoledì scorso:

puro stile SITE, che classe ragazzi !
😀

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