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Archive for the ‘Persone’ Category

Chuck

foto by Arcilago

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori” (Fabrizio De Andrè)

E’ con un certo pudore che scrivo questa frase, il turpiloquio chi mi conosce sa che non mi si addice.
Dopo il mio post di ieri sull’economia del dono, devo però dire che rende molto bene. Spesso il dono e la generosità vengono poco considerati nella nostra società, che fa del rampantismo, dell’egoismo, dell’individualismo e del successo le proprie stelle polari. Ma proprio dal dono e dalla generosità “nascono i fiori“.

Sabato sera ero all’Arcilago di Salò per un concerto del grande Renato “Chuck” Castellini in ricordo di Carlo Canipari, ad un anno dalla sua prematura scomparsa.

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Apprendo casualmente da Gigi che due giorni fa ci ha lasciato Giancarlo Bigazzi, uno dei più noti autori e parolieri della canzone italiana, leader degli Squallor, ma soprattutto per me autore della colonna sonora di Mediterraneo (premio oscar nel 1992), senza dubbio una delle più belle della storia del cinema.

Ecco quindi un mio piccolo personale video-cameo-omaggio con qualche immagine che ho girato in Grecia ad ottobre, ovviamente su musica tratta dalla colonna sonora di Mediterraneo …

… e qui sotto invece un omaggio con immagini tratte dal film …

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Zanzanù, è questo il nome di uno storico bandito che all’inizio del 1600 con la sua banda seminava il terrore sui monti dell’Alto Garda, in particolare nella zona di Tignale dove siamo stati in occasione dell’ultima passeggiata.

Non sapendone di più mi è sorta la curiosità: ma chi era Zanzanù?

Spulciando tra i miei libri a casa ho trovato un breve profilo:

17 agosto 1617. Per il bandito Zan Zanone (Zanzanù) è stata la data della morte. Giovanni Beatrici, detto Zan Zanone, con la sua banda faceva da anni il bello ed il cattivo tempo tra i monti dell’Alto Garda. Sicuro che nessuno avrebbe avuto il coraggio e la forza di fermarlo, aggrediva, derubava ed uccideva non solo lungo i sentieri della montagna, ma anche vicino e dentro i paesi. Non rubava ai ricchi per dare ai poveri, come faceva Robin Hood, ma a chiunque si trovasse sulla sua strada, ricchi o poveri che fossero. E quando non erano sulla sua strada andava lui a cercare loro.

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Stavo tenendo una delle mie periodiche serate di divulgazione su Internet, web e dintorni, quando mi si avvicina un signore molto riservato il quale mi dice che è di San Felice e se potevo gentilmente aiutarlo per un collegamento Skype.

Bruno RoversiCosì ho conosciuto Bruno Roversi, un distinto e tranquillo signore con un passato però “insospettabile” di skipper avventuriero, con all’attivo varie attraversate oceaniche, di cui mi sono goduto alcuni racconti. Ora Bruno non abita più a San Felice ma siamo rimasti in contatto.

Uno dei sogni di Bruno è sempre stato scrivere un libro con i suoi racconti di viaggio. Questo sogno sta per avverarsi visto che è prossima l’uscita in libreria entro fine anno del suo libro Racconti di mare e di terre lontane. Ecco in esclusiva anteprima copertina e prefazione …

Racconti di mare e di terra di Bruno Roversi

Prefazione al libro

Dalle pagine di Bruno Roversi traspare un senso dell’avventura che nasce dal profondo dell’io: è un interiore desiderio di conoscere i vari aspetti della natura e di capire l’uomo nella sua essenza.

I racconti di viaggio spaziano tra l’immensità silenziosa dell’oceano, punteggiata dai messaggi lanciati nella notte ed il disco rosso di un sole al tramonto, mentre la silhouette nera di una nave lontana che “appare come un ‘incisione sul globo rosso fuoco” attende solo di essere catturata dalla macchina fotografica. E nel cielo nero stellato può apparire la lunghissima coda di una cometa che “si sfilaccia e si perde nel luccichio degli altri corpi celesti”.

Le lunghe notti solitarie alla ruota del timone suscitano ricordi e ispirano racconti di fantasia, mentre la luce del giorno svela l’intrico delle mangrovie di Panama, i  cavalli selvaggi delle isole Marchesi nella Polinesia, i coralli dell’atollo di Takaroa, il nuoto con branchi di foche e il contatto con le tartarughe giganti delle Galapagos.

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Lungolago di Salò, zona Carmine, immediato dopoguerra, anni ’50, un anziano signore straniero distinto ed elegante con la barba e un vistoso Panama bianco allestisce la propria postazione da artista (sedia e tavolino) con vista sul Golfo di Salò.
Sì, è un artista, ma non un pittore, realizza opere d’arte semplicemente ritagliando con le forbici cartoncini bianchi che poi sovrappone ad altri neri: ritratti, nature morte, paesaggi, scene di vita quotidiana.

Le immagini che riporto qui di seguito sono alcune sue opere e quello qui a destra è un suo autoritratto, ovviamente intagliato, con firma …

Chi sia quest’uomo è un mistero, nessuno lo sa, ma tutti sono incuriositi da questa presenza gentile e riservata. Chi dice che sia uno svizzero, chi un tedesco.

Il ricordo di quest’uomo da parte di mio papà, allora bambino, mi ha sempre molto incuriosito. Un personaggio d’altri tempi, quasi di un altro pianeta, romantico, da Gran Tour, un tocco di poesia in un paese come Salò (come del resto l’Italia) appena uscito dalla guerra, in cui la fame e la povertà erano ancora ben presenti e si faceva fatica a mettere in tavola un piatto.

Un giorno poi quest’uomo scomparve e nessuno seppe più nulla di lui.

In realtà nella mia famiglia è rimasta una traccia di quest’uomo, un piccolo libretto da cui ho preso queste opere, arrivato in casa nostra in modo misterioso visto che mio papà non si ricorda che qualcuno lo avesse acquistato, edito nel 1943, dal quale ho scoperto che il suo nome era Georg Herrmann (anche se si firmava Giorgio Herrmann), era un igienista, e che con tutta probabilità viveva o era solito alloggiare in Riviera Ligure nella zona di San Remo.

Il libretto si intitola “La piccola Cucina Vegetariana“, La cucina della salute, 100 ricette scelte per mangiar bene senza carne, razionalmente spendendo poco.
Da notare il prezzo: costava 7 lire!

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Un biografo-intervistatore-coautore di Papi nel mio immaginario è un signore assolutamente mite, tranquillo, che non si sbilancia mai, che vede sempre il bicchiere mezzo pieno, casalingo, di quelli che a cena è d’obbligo la minestrina con le stelline (rigorosamente acqua e dado con al massimo giù una patatina schiacciata), e nelle sere d’inverno mentre è sulla poltrona in pelle marrone a schienale alto a leggere si mette una copertina sulle ginocchia.

Invece Vittorio Messori che abita a Desenzano del Garda, sull’ultimo numero de L’Espresso mi ha sorpreso ribadendo con forza senza indugi quello che oramai è un sentire comune sul Lago di Garda:

“L’invasione di cemento sul lago di Garda è un orrore per ogni persona di buon senso”

“… è una quotidiana sofferenza nel vedere prati bellissimi, boschetti e uliveti devastati da distese di capannoni commerciali e di lottizzazioni che sembra conigliere.”

Peccato che facciano proprio fatica a capirlo alcuni nostri Amministratori Locali.

Tra l’altro pare che per questo suo impegno abbia subito intimidazioni molto forti.
Mah, ma siamo a questi punti?
😦

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Qualche sera fa siamo stati a Campione del Garda a fare il bagno e poi a cena allo storico Ristorante Pizzeria “Da Orsolino.

Campione è un piccolo paese su un minuscolo lembo di terra che affiora alla base delle alte scogliere della costa occidentale dell’alto lago di Garda, paradiso per gli amandi di vela, windsurf, kitesurf grazie ai venti forti e regolari che soffiano in questa zona.

Campione era forse l’unico paese del Garda rimasto com’era 50 anni fa, piacevolmente famigliare e senza regole, fino a poco tempo or sono era possibile vedere tranquillamente le persone anziane sedute con le sedie in strada a chiacchierare, bambini anche molto piccoli giocare liberamente sulla spiaggia senza timori da parte dei genitori, surfisti dormire con sacco a pelo sulla spiaggia sotto le stelle, lo storico chiosco in riva al lago alla foce del fiume appuntamento fisso per il pirlo serale, nessun problema a parcheggiare dove capitava i propri mezzi, ecc.

Sì, perché la sua storia è molto particolare, infatti a fine ‘800, quando Campione era raggiungibile praticamente quasi solo via lago (non c’era ancora la strada statale Gardesana Occidentale) grazie a Giacomo Feltrinelli vide la luce un grosso cotonificio, rilevato in seguito da Vittorio Olcese.
Il paese divenne quindi un vivace villaggio operaio abitato dalle famiglie degli impiegati nel nuovo stabilimento.
Il cotonificio venne chiuso definitivamente nel 1981 e da allora il paese è rimasto così com’era, in attesa che la nuova proprietà desse il via al faraonico progetto immobiliare.

Cotonificio Olcese a Campione

Tanto per far comprendere l’assurdità, stiamo parlando di 85.000 metri cubi destinati a residenziale, a commerciale 21.000, direzionale 3.500, beauty farm 15.000, produttivo 3.000, turistico ricettivo 27.000, oltre ad attrezzature per 5.000 metri e alberghiero in appartamenti, per 5.500 metri cubi. Il porto sorgerà nella zona sud (per 150 posti barca) e il centro velico a nord. Nel complesso, l’operazione porterà a 166.000 metri cubi, corrispondenti a 55.000 metri quadri. A Campione sorgeranno 340 nuove unità abitative, divise in tre comparti, che andranno ad aggiungersi alle 70 esistenti. I parcheggi saranno 1.450 quasi tutti interrati, il tutto su un minuscolo fazzoletto di terra!

Purtroppo il momento è arrivato e i lavori sono iniziati da qualche mese.
Gli sbancamenti sono impressionanti ed il progetto chiaramente cancellerà di fatto il vecchio paese, a dispetto delle rassicurazioni della nuova proprietà.
Chiariamoci, chi arriverà vedrà qualcosa di bellissimo, ma quello non sarà più il nostro Campione, sarà una Montecarlo gardesana che chiameranno Campione (basta vedere il sito), ma niente a che vedere con il paese che abbiamo conosciuto.

Basta fare due chiacchiere con gli abitanti per capire che il paese sarà cancellato; la vecchia tabaccaia a parlarne le vengono le lacrime agli occhi e le si rompe la voce, lo storico Roby non ha retto alla notizia che dovevano abbattere la vecchia palazzina in cui abitava, e altri esempi potrei portare, ma uno su tutti è l’emblematico caso del Ristorante Pizzeria “Da Orsolino” nella piazza principale, di Orsolino Consolini, la cui famiglia da generazioni gestisce questo locale, prima giù al vecchio porto dove avevano anche delle camere.

L’attuale proprietà infatti gli ha detto che abbatteranno l’edificio e che benevolmente se vuole gli possono vendere 210 metri quadrati di seminterrato dalla parte opposta della piazza al prezzo agevolato di 6.500 euro al metro quadrato, per un totale di quasi 1.400.000 euro: 6.500 euro al metro quadrato, roba da matti!
Sì è vero, i prezzi di Orsolino sono un pochino sopra la media, ma si tratta pur sempre di una pizzeria ristorante che gli serve per vivere e nient’altro, non ci fa certo i soldi, oltretutto praticamente lavora bene per pochissimi mesi l’anno d’estate!

… e per fortuna che hanno assicurato che non hanno intenzione di cancellare il paese!

Io in fondo non ce l’ho con l’attuale proprietà: è un’azienda che giustamente vuole trarre il massimo profitto dall’operazione.

Io ce l’ho con il Comune di Tremosine che permette tutto questo!
Il dovere di una Amministrazione sarebbe quello di Governare il proprio territorio, fissando regole, indirizzi, e non lasciando indiscriminatamente nelle mani di una azienda privata il destino di un intero paese come Campione!

A memoria dell’angolo di paradiso e pace che era Campione vi lascio questo breve filmato senza commenti che ho girato io stesso facendo il bagno:

Auguri Campione!
😐

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Sabato sera, avevamo programmato una cenetta alla BioFesta di Polpenazze, ma poi la telefonata di Alessandro e Laura: venite a vedere Charlie and the Cats a Moniga?

Un bel dilemma, bon, facciamo entrambe le cose!

Cenetta bio quindi alla BioFesta (beh, a dire il vero solo Paola si è data al farro rosso a al seitan, io e Camilla invece ci siamo buttati su più ruspanti salamine con polenta e patatine fritte) nella bellissima cornice del Castello di Polpenazze, e dopo una visita veloce alle bancarelle, via verso Moniga per ascoltare “il Charlie”.

Beh, cheddire, Charlie Cinelli è sempre strepitoso e mi sono divertito un mondo, 3 ore di musica coinvolgente, ottimi musicisti, e spassosissimi intermezzi.
In particolare mi hanno impressionato la bravura e la naturalezza di esecuzione di Matteo Mantovani, un chitarrista che non avevo mai visto, grande, veramente grande, tra l’altro con anche una bella voce, proprio bravo!

E quindi via, mani in alto e la voce se n’è andata cantando Nom a Stadio, el Gat de Paol, Tafalamolama, Va Gina … e GinooooooooooooooooooooBIIIIIIIIIIP  !

ENTUSIASMOOOO !!! 😀

P.S. – Ricordo che nel gruppo originale dei Charlie and the Cats c’era Alan Farrington, e mi faceva sempre ridere sentire un inglese cantare brani in perfetto dialetto bresciano.

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Ieri la presentazione del nuovo Governo Berlusconi e, sorpresa, ci sarà una Ministro del Lago di Garda e in particolare di Desenzano, Mariastella Gelmini, anno 1973, a capo dell’importante Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca Scientifica (MIUR).

Dai suoi 34 anni mi aspetto un po’ di residua rabbia giovanile, voglia di “sporcarsi” le mani, urgenza di meritocrazia e sana schiettezza gardesana.

Sperom en bé!
😐

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Centro Anziani San FeliceDomenica, tornando dal pranzo al ristorante Scovolo di San Felice, Camilla Paola ed io ci siamo fermati a trovare gli anziani del paese che la domenica pomeriggio si ritrovano a giocare a tombola, a carte e a bere il tè in compagnia al centro anziani, due grandi stanze a pian terreno di un antico palazzo (ex asilo comunale) concesso in uso dal Comune.

Il Palazzo è un bellissimo ma vecchio edificio (in cui trovano posto anche altre associazioni quali gli Scout, la sezione AIDO locale, il patronato CISL, i vigili del fuoco volontari) che ha aimé bisogno di una ristrutturazione.
Parte della proprietà è anche un bellissimo e ampio prato (che gli anziani chiamano “orto”) con tanto di campo da bocce, che gli anziani utilizzano d’estate per restare all’aria aperta a chiacchierare.

Palazzo ex asilo San FeliceMi è spiaciuto molto trovare gli anziani tristi perché mi hanno raccontato che circa tre settimane fa il Sindaco di San Felice Marsiletti è andato a trovarli e gli ha detto che parte del palazzo (tra cui le stanze in cui si ritrovano gli anziani) e anche l’orto a breve verranno venduti a privati per farne appartamenti, e la parte rimanente verrà ristrutturata ed a loro verrà assegnata una stanzona unica a pian terreno però molto più piccola, con vista su un cortile chiuso.
Quindi a quanto ho capito niente più bar interno, niente più cucina (che gli serve per prepararsi il te o qualche spuntino il pomeriggio), e niente più nemmeno “orto” per il quale avevano già poverini deciso di autotassarsi per comperare un bel gazebo che gli sarebbe servito per restare all’ombra all’aperto l’estate.
Inoltre le dinamiche di gruppo e gli equilibri interni degli anziani sono molto particolari, infatti ad esempio il gruppo tombola e il gruppo carte restano in due stanze separate, questo perché hanno bisogno rispettivamente dei propri spazi e dei propri silenzi pena l’insorgere di tensioni, che a noi possono sembrare stupidaggini, ma non lo sono per chi non ha più la freschezza mentale di un tempo, e quindi possono nuocere decisamente alla pacifica convivenza.

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Santuario della Madonna della CoronaCi sono luoghi di culto che sanno dare forti emozioni alla sola vista.

Il Santuario della Madonna della Corona è certamente uno di questi.

Il Santuario si trova veramente a pochi chilometri dal Lago di Garda, a Spiazzi (VR) (il link punta alla posizione del paese su Google Maps), dietro il Monte Baldo ed è un posto splendido per una visita nel fine settimana, la consiglio vivamente.

Santuario della Madonna della CoronaSi lascia la macchina al grande parcheggio che c’è in paese, e poi si scende a piedi lungo la stradina che porta al Santuario, il tutto in circa 15 minuti di passeggiata.
In paese ci sono vari ristoranti (raggiungibili a piedi dal parcheggio) dove mangiare bene a prezzi molto onesti.

Leggo su MagicoVeneto.it che:

il nome è attribuito dalla “corona” di pareti rocciose che cinge il terrazzo inacessibile a strapiombo sugli abissi, a 775 metri di quota sopra la Val d’Adige. L’ambiente è estremamente affascinante e la struttura è sicuramente tra le più ardite opere religiose.

Santuario della Madonna della CoronaVi si venera la Madonna dell’Addolorata, rappresentata da una statua di pietra ritrovata fortunosamente sull’orlo dell’abisso nel 1522. La leggenda del ritrovamento s’innesta con tragici avvenimenti avvenuti nell’isola di Rodi durante le secolari dispute tra Veneziani e Turchi e l’apparizione luminosa della Madonna in questo luogo estremamente repulsivo. Più verosimilmente la statua venne fatta scolpire nel 1432 a spese del feudatario del luogo, certo Ludovico Castelbarco.

Una prima, modestissima, chiesetta venne inaugurata nel 1530 con la famosa e perigliosa visita del Vescovo di Verona. Già da subito accorsero numerosissimi pellegrini ad onorare la Madonna e ad implorare grazie e miracoli che, a giudicare dall’imponente mole di ex voto, devono essere numerosi.

Vista dal Santuario della Madonna della CoronaL’inaccessibile anfratto è stato, tuttavia, frequentato da tempi ben più remoti. Notizie certe riferiscono di Eremiti fin dall’XI secolo. Un successivo Romitorio dedicato alla Madonna, di cui si hanno notizie nel 1139 e nel 1437, era tenuto da religiosi legati al Monastero di San Zeno di Verona e quindi alla Commenda dei Cavalieri Gerosolimitani, detti di Rodi (da qui forse la leggenda con Rodi) e poi Cavalieri dell’Ordine di Malta.

Santuario della Madonna della CoronaPer fronteggiare il sempre crescente, e difficoltosissimo, afflusso di pellegrini, nella prima metà del 1600 venne edificato un vero e proprio santuario, terminato nel 1680 grazie al sostentamento dei Cavalieri dell’Ordine di Malta.
Si pose il problema dell’accesso, fino ad allora più che avventuroso e pericolosissimo, che avveniva calandosi dall’alto con un rudimentale argano oppure scendendo nel fondo del burrone e aggredendo la parete rocciosa cavalcando un albero di tiglio, miracolosamente piegato da un grosso masso. Venne costruito il ponte di pietra, detto ‘Ponte del Tiglio’, e scavata la scalinata nella viva roccia con i caratteristici sette capitelli che richiamano i Sette Dolori di Maria.

Numerosi sono gli ampliamenti successivi. I principali dopo le guerre napoleoniche e nel 1899, quando venne rifatta la facciata della Basilica sulle attuali forme neo-gotiche ed innalzato l’acuto campanile.
Non sono mancati tragici incidenti, come la caduta di un grosso masso sulla casa dei frati che fece alcuni morti.

Nel 1922 venne scavata la galleria che permette un agevole accesso dal piazzale raggiunto dalla piccola stradina servita dal bus-navetta.
Tra il 1975 ed il 1978 si mette mano all’intero complesso con radicali restauri ed ampliamenti funzionali all’accoglimento dei pellegrini. Il Santuario è nuovamente consacrato il 4 giugno 1978 e benedetto da Papa Giovanni Paolo II nella visita apostolica del 17 aprile 1988.

Mi raccontava Don Bruno Rossi che durante la sue visita a Verona Giovanni Paolo II espresse il desiderio di visitare la Madonna della Corona, così lo portarono. Quando, scendendo lungo la stradina, vide l’impressionante e stupefacente immagine del Santuario fu come rapito e cominciò a correre salendo poi la scalinata tutta d’un fiato, rimanendo incantato e senza respiro alla vista.

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Jean-Louis SchiltzIn questi giorni sono stato in Lussemburgo e le parole del Ministro delle Comunicazioni Jean-Louis Schiltz su Flydoscope mi hanno fatto molto riflettere sulla limitatezza della classe politica italiana e sull’impossibilità per l’Italia di attrarre investimenti nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Le parole chiave?
Stabilità e sicurezza legislativa, connessioni, ambiente globale, fattore umano, vicinanza, fiducia, velocità decisionale, stabilità politica.

Eccovi quindi il testo integrale dell’intervista (scusate la mia traduzione); vi consiglio di leggerla tutta anche se è lunga perché è una vera lezione di alta politica realista.

Cheddire, complimenti Mr. Schiltz!

Quando diventerò Ministro delle Comunicazioni del Governo Italiano sappiate che applicherò alla lettera il programma di Mr. Schiltz e quindi, mi spiace per lei Mr. Schiltz ma per il Lussemburgo allora saranno guai.
🙂

Quindi mi raccomando supportatemi per il prossimo Governo!
 

Amazon, iTunes, eBay, Paypal, Skype, Vodafone, nomi prestigiosi nell’area della comunicazione, di Internet e dell’e-commerce sono presenti in Lussemburgo. Non è certamente un caso se i maggiori protagonisti del mondo Internet hanno scelto il nostro paese. Mr. Schiltz, perché il Lussemburgo?

L’attrattività del Lussemburgo è un insieme di elementi, è una combinazione di doti che lo rendono un posto che attrae. La sfida che ci siamo trovati a fronteggiare tre anni fa è stata che molte aziende di e-commerce non conoscevano il Lussemburgo. Oggi la situazione è radicalmente cambiata. Grazie ad un notevole sforzo del governo, il Lussemburgo è ora sulla loro mappa quando le decisioni strategiche vengono prese. I vantaggi del nostro paese sono sempre più riconosciuti all’estero e dalla nostra esperienza le aziende non scelgono il Lussemburgo in base ad un solo criterio, ma al contrario valutano l’attrattività di un luogo in base a tre o forse quattro aree.
Primo, viene analizzata la normativa vigente. L’analisi viene fatta considerando l’impatto finanziario e l’impatto della legislazione in vigore sull’attività di determinate aziende, ad esempio ogni aspetto che riguarda l’e-business in senso allargato come le normative sulla momorizzazione dei dati, la normativa sul lavoro e sui contratti, come pure la regolamentazione sul divieto di fumare, ecc.
La più importante è l’attrattività dell’ambiente legislativo come massimo criterio. La stabilità e la sicurezza legislativa sono le parole chiave. Le aziende vogliono avere la possibilità di fare previsioni e di pianificare per il medio e lungo periodo e questo è ciò che noi offriamo loro. L’aspetto fiscale è ovviamente parte di questo ambiente normativo, ma è sempre uno degli elementi, anche se certamente non trascurabile, penso in particolare all’IVA al 15%.

Ha parlato di tre o quattro punti forti del Lussemburgo. Oltre all’ambiente normativo, quali sono gli altri punti?

Una azienda interessata al Lussemburgo analizza anche la realtà tecnologica che offre, la disponibilità di infrastrutture per le comunicazioni e le connessioni con i maggiori centri europei.

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Ieri mattina passo davanti a questa “simpatica” vetrina e mi dico:
ma dai, guarda che simpatici vasi di ceramica, sarebbero perfetti per tenerci i legumi secchi sul banco della cucina, così sono lì pronti a disposizione per delle buone minestre“.

Poi alzo lo sguardo e leggo:
“FLAMMA – Sociétè pour la propagation del l’incinèration”
(Società per la diffusione della cremazione)

FlammaFlamma

Ora, dico io, per carità la finalità è nobilissima, ma signùr sbatterla così in vetrina, e poi chi ha dato il nome FLAMMA è un vero genio!

E comunque pensate cha al posto dei legumi potreste esserci voi li dentro! Io no, sono un highlander!

Dai, lo so cosa state facendo, tirate su quelle mani da li sotto!
😀

Un storia vera salodiana narra di una famiglia di Villa di Salò un cui componente emigrò in ‘Merica agli inizi del ‘900.
All’inizio arrivarono un po’ di lettere, ma poi più nulla, pian piano si erano perse le radici.
Dopo molti anni un giorno arrivò una bella lettera in inglese con un vaso con dentro una strana spezia.
Nessuno però conosceva l’inglese e quindi non furono in grado di capirne il contenuto.
Utilizzarono però con orgoglio quella spezia provieniente dalla ‘Merica per arricchire le loro pietanze, anche se in realtà non sapeva di nulla.
Poi un giorno dopo qualche anno venne una signora che sapeva l’inglese e gli tradusse la lettera …
ehm ehm, quella polvere non era una spezia,
SI ERANO MANGIATI IL NONNO !!!

😀

TIRATE SU QUELLE MANI DA LI SOTTO!
😀

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Don Bruno RossiDevo ammettere che da ieri mi sento un pochino più solo, dopo sette anni Don Bruno Rossi ha celebrato la sua ultima messa a San Felice ed ora sarà parroco a Calmasino di Bardolino.

E’ molto strano per me parlare così di una persona, non lo faccio mai, per una mia forma di pudore, e a maggior ragione di un parroco, del quale inconsciamente dò per scontata una particolare propensione umana.

Don Bruno però è una persona veramente speciale, un uomo molto semplice, discreto, di poche parole, sempre disponibile, enormemente e silenziosamente attivo; personalmente mi ha molto colpito la sua grande capacità di ascoltare più che parlare, di attendere e dare più che chiedere, e penso di poter dire che proprio per questo siamo diventati buoni amici, per questo la giornata di ieri mi ha un pochino commosso.

A memoria non ricordo una chiesa così piena a San Felice come ieri, genti di tutte le età, non credenti e credenti, praticanti e non praticanti, associazioni, rappresentanti della società civile, segno del grande amore nei confronti di Don Bruno per tutto ciò che ha fatto.

Mi è molto piaciuto il discorso del Sindaco Marsiletti che ha svelato dei retroscena che mi hanno reso orgoglioso di abitare in un un paese come San Felice dove ancora la solidarietà è un valore primario; Don Bruno infatti è sempre stato molto vicino soprattutto a tutte le persone malate o in difficoltà, ed era in costante contatto con l’Amministrazione Comunale per fare in modo che fossero aiutate le persone e le famiglie più bisognose.
Inoltre si era ben inserito nella vita del paese e conosceva oramai le “stirpi” famigliari di San Felice, quindi se non ricordava il nome di una persona riusciva a risalire con il classico “è il cugino della cognata del barbiere, quello che ha sposato la sorella del …“.

Cheddire, un perfetto esempio di come dovrebbe essere un parroco, e quindi come ha detto il rappresentante degli Scout ieri,

Don Bruno Buona Strada e Grazie!
🙂

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Bruno RoversiMartedì sera ho avuto il piacere di bere un Pirlo al Porto di San Felice insieme a Bruno Roversi (per completezza dell’informazione c’era anche Camilla a caccia di stuzzichini di pane, con gli uccellini sotto di lei nella vana attesa di qualche briciolina che non arriva mai), un distinto signore “insospettabile” ma con esperienze molto interessanti, come tanti sospetto si nascondano nei piccoli paesi.

Ho conosciuto Bruno a San Felice (dove entrambi risediamo) casualmente durante una delle serate di divulgazione sulle tecnologie di rete e sui servizi del cosiddetto Web 2.0 (la serata di San Felice si intitolava Internet Utile: Siti, servizi, trucchi e suggerimenti pratici e utili per l’uso di Internet nella vita di ogni giorno e in rete ci sono ancora le slide) che ogni tanto tengo in giro.
Al termine della serata Bruno mi si è avvicinato timidamente dicendomi che era uno skipper, che aveva un sito web (www.brunoroversi.com) e gli sarebbe servita una mano per sistemare delle fotografie.

Quando ho messo il naso nel suo sito (lì potete trovare foto e racconti di viaggio) ho capito la sua levatura come skipper, con all’attivo varie attraversate oceaniche.

Come si definisce lui, è uno skipper con lunga esperienza in Mediterraneo, Atlantico e Pacifico. Ora pensionato, si propone come “skipper di emergenza”. In pratica è disponibile a prendere il comando dell’imbarcazione, solo fino a che è necessario, nei casi di burrasche o nella entrata in porto con vento forte. Dopo sarà solo un “vecchio” ma allegro ospite che dà una mano alla vita in barca e basta una piccola cabina solo per lui.

Bruno ha iniziato a scrivere un libro con i suoi viaggi ed io ho avuto in prezioso dono in anteprima le prime tre pagine.

Anche Camilla ha apprezzato Bruno, beh, a dire il vero non per i suoi viaggi (di cui non gliene frega nulla), ma per il fantastico pane fatto in casa di sua moglie e per i due libretti che ha avuto in regalo, oltre che per aver visto il bellissimo cane, il micio, galli e galline … di cui però, vista l’andatura di Bruno quando ci siamo salutati, almeno una aveva il destino segnato … ehm ehm, la padella.

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