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Archive for the ‘Libri’ Category

Se vuoi andare in un posto dove non sei mai stato, devi percorrere una strada che non hai mai preso“.

Ho appena terminato di leggere “L’imprevedibile viaggio di Harold Fry” di Rachel Joyce (Sperling & Kupfer) e questa frase che ho letto in un negozio di Salò mi pare catturi alla perfezione l’anima di questo romanzo.
Un libro toccante ed emozionante. Un romanzo scorrevole e ben scritto, talvolta pare di sentire persino i profumi dell’erba bagnata della campagna inglese. Impossibile resistergli, l’ho divorato in soli due giorni.

Quando viene a sapere che una sua vecchia amica sta morendo in un paesino ai confini con la Scozia, Harold Fry, tranquillo pensionato inglese, esce di casa per spedirle una lettera. E invece, arrivato alla prima buca, spinto da un impulso improvviso, comincia a camminare, incurante dell’età, della stanchezza e delle scarpe troppo leggere.
Ha deciso: finché lui camminerà, la sua amica continuerà a vivere.

Inizia così per Harold un imprevedibile viaggio dal sud al nord dell’Inghilterra, ma anche dentro se stesso: mille chilometri di cammino e di incontri con tante persone …

Una splendida storia a suo modo anche carica di ottimismo. Due frasi su tutte:

… bisogna fidarsi di ciò che non si conosce e buttarsi. Credere di poter fare la differenza …

A volte ci vuole un milione di passi per ritrovare se stessi. A volte basta un incontro per trasformare una vita.

Valentina (Malapuella) una blogger italiana, sta addirittura ripercorrendo il viaggio di Harold Fry a piedi e si può seguire il suo viaggio attraverso il suo blog.

Interessante anche la pagina FB di Sperling & Kupfer dedicata al romanzo.

Per certi versi la storia di Harold mi ricorda quella del film Una storia vera di David Lynch.

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Io sono bicicletta

Ieri il mio amico Alessandro vedendomi arrivare a casa sua in bicicletta mi chiede:
ma tu sei ciclismo o bicicletta?

Gulp?!? Sono rimasto spiazzato, mmmhhh, boooh?!?

Poi mi ha svelato l’arcano facendomi leggere un brano di un libro: La prima sorsata di birra (e altri piccoli piaceri della vita) di Philippe Delerm, Frassinelli editrice.

Ve lo consiglio, compratelo, un volume meraviglioso di brevi racconti, affreschi di parole che descrivono piccole emozioni quotidiane di ognuno di noi.
Me lo sono divorato in una sera.
La loro efficacia li rende multisensoriali, si può riuscire a sentire i profumi, le sensazioni al tatto, le atmosfere. Splendidi tutti, ma in particolare mi sono piaciuti La prima sorsata di birra, Aiutare a sgranare i piselli, In un vecchio treno, Il pacchetto delle paste della domenica, Si potrebbe quasi mangiare fuori, e ovviamente La bicicletta e il ciclismo.

Ah, sì, dimenticavo, per la cronaca io sono senza dubbio bicicletta, ecco perché …

La bicicletta e il ciclismo

È il contrario del ciclismo, la bicicletta.
Una sagoma profilata in viola fluorescente fa una discesa a settanta all’ora: è ciclismo. Due liceali affiancate attraversano un ponte a Bruges: è bicicletta.
Il divario può diminuire.
Michel Audiard in knickerbocker e calzettoni si ferma a bere un bianchino al banco di un bar: è ciclismo. Un adolescente in jeans scende di sella con un libro in mano e beve una menta a un tavolino: è bicicletta.
Si è dell’uno o dell’altro campo. C’è una frontiera.
I lenti stradisti possono esibire quanto vogliono un manubrio ricurvo: è bicicletta. Gli sportivi possono forbire quanto vogliono i parafanghi: è ciclismo.
Meglio non fingere e ammettere la propria razza.
Ci portiamo dentro la perfezione nera di una bicicletta olandese, con una sciarpa al vento sulla spalla. Oppure sogniamo una bicicletta da corsa leggerissima, con la catena che fruscia come un volo d’ape.
Chi va in bici è un potenziale pedone, che va a zonzo nelle viuzze, che legge il giornale su una panchina. Chi fa ciclismo non si ferma: fasciato fino alle ginocchia in una tuta neospaziale, potrebbe camminare solo con i piedi a papera e non lo fa.
Lentezza e velocità? Può darsi.

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Stavo tenendo una delle mie periodiche serate di divulgazione su Internet, web e dintorni, quando mi si avvicina un signore molto riservato il quale mi dice che è di San Felice e se potevo gentilmente aiutarlo per un collegamento Skype.

Bruno RoversiCosì ho conosciuto Bruno Roversi, un distinto e tranquillo signore con un passato però “insospettabile” di skipper avventuriero, con all’attivo varie attraversate oceaniche, di cui mi sono goduto alcuni racconti. Ora Bruno non abita più a San Felice ma siamo rimasti in contatto.

Uno dei sogni di Bruno è sempre stato scrivere un libro con i suoi racconti di viaggio. Questo sogno sta per avverarsi visto che è prossima l’uscita in libreria entro fine anno del suo libro Racconti di mare e di terre lontane. Ecco in esclusiva anteprima copertina e prefazione …

Racconti di mare e di terra di Bruno Roversi

Prefazione al libro

Dalle pagine di Bruno Roversi traspare un senso dell’avventura che nasce dal profondo dell’io: è un interiore desiderio di conoscere i vari aspetti della natura e di capire l’uomo nella sua essenza.

I racconti di viaggio spaziano tra l’immensità silenziosa dell’oceano, punteggiata dai messaggi lanciati nella notte ed il disco rosso di un sole al tramonto, mentre la silhouette nera di una nave lontana che “appare come un ‘incisione sul globo rosso fuoco” attende solo di essere catturata dalla macchina fotografica. E nel cielo nero stellato può apparire la lunghissima coda di una cometa che “si sfilaccia e si perde nel luccichio degli altri corpi celesti”.

Le lunghe notti solitarie alla ruota del timone suscitano ricordi e ispirano racconti di fantasia, mentre la luce del giorno svela l’intrico delle mangrovie di Panama, i  cavalli selvaggi delle isole Marchesi nella Polinesia, i coralli dell’atollo di Takaroa, il nuoto con branchi di foche e il contatto con le tartarughe giganti delle Galapagos.

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Il 27 gennaio è morto Jerome David Salinger uno degli scrittori classici della letteratura americana del ‘900; i temi principali delle sue opere sono soprattutto i giovani, le loro difficoltà e il disgusto per la società borghese e convenzionale.

L’intellighenzia, gli artisti e in particolare i musicisti (De Gregori, Guccini, ma anche Green Day, Guns n’ Roses, e altri) si sono molto ispirati a Salinger e in particolare ad un suo romanzo intitolato Il giovane Holden (titolo originale The Catcher in the Rye).
In occasione della sua morte quindi ho voluto anch’io leggere questo classico che pareva essere imperdibile, una pietra miliare della letteratura.

E invece ragazzi, una pizza colossale, forse tra i libri più brutti che abbia mai letto, un libro che proprio non mi ha lasciato nulla.

Ecco quindi il motivo di questo post,  risparmiarvi il supplizio della lettura di questo romanzo.
Mammamia, è stata veramente dura arrivare alla fine.

Il romanzo narra di Holden Caulfield, un adolescente figlio di una famiglia benestante di New York, di quelli forzatamente contro tutto e tutti e pro nulla.
Ecco, forse forzato è la parola giusta, è tutto innaturalmente “tirato per i capelli” in questo libro.

Mi fa inoltre troppo ridere a pensare che ho sentito più volte intellettuali tronfiamente sorridere di fronte a loro dire al genio di Salinger che fa chiedere al giovane Holden:

Ma dove mai andranno a dormire le anatre di Central Park durante l’inverno?

Urka, un geniaccio!
🙂

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Il tempo che vorrei di Fabio VoloUn paio di giorni fa, complice l’influenza stagionale che mi ha inchiodato a letto febbricitante ho terminato la lettura dell’ultimo libro di Fabio Volo Il tempo che vorrei.

Certamente sarà un successo vista la forza mediatica di Fabio, ma personalmente rispetto al bellissimo precedente Il giorno in più, il tempo che vorrei non mi ha invece particolarmente colpito ed emozionato, e se dovessi prendere a prestito una terminologia “podistica” la sensazione è che Fabio non sia riuscito questa volta a “cambiare passo”.

La storia è sempre la stessa del 40 enne in crisi perenne, uno dei tanti, che non riesce ad uscire dal dilemma se mettere su famiglia o perdersi per il mondo, e intanto chiuso in se stesso senza “correre il rischio” di amare il tempo passa inesorabilmente e quando comincia a raggiungere l’età in cui si tira qualche prima somma si accorge del tempo perso e degli amori perduti, quello con il padre e quello con la sua lei che si è “rotta” e se n’è andata.
Comincia quindi un percorso per recuperare il tempo e gli amori perduti, ma …

Io provo simpatia per Fabio Volo e ascoltarlo o leggerlo rappresenta per me una sorta di “déjà-vu” emozionale,  sarà forse per il fatto che siamo quasi coetanei, ed una sensibilità che accomuna le persone cresciute come noi in quell’epoca particolare e in famiglie “comuni” e “tradizionali” (è un concetto difficile da esprimere ma ognuno sa cosa intendo).
Però anche i suoi libri cominciano ad essere un po’ troppo dei “déjà-vu”.

A volte ho la sensazione che sia rimasto un po’ “intrappolato” nell’appagante urgenza della precarietà e della fuga, nella nostalgia del gruppo e del viaggio, inteso come privo di una destinazione predefinita.
In questo però personalmente non mi ci ritrovo più, nel senso che anche a me attira ovviamente l’idea di perdermi per il mondo, ma non più abbandonandomi passivamente alla corrente, ma con la coscienza di avere forza e mezzi per governare la mia rotta e sempre con una meta in testa.

Una frase dal libro su cui riflettere:

Non stai vivendo se non sai di vivere.

E per chi vuole ecco il link al video dell’intervista a Fabio Volo realizzata in occasione della presentazione del libro a Brescia lo scorso 27 novembre.

That’s all Folks!
🙂

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Ho appena ultimato di leggere l’ultimo libro di Federico Rampini, Slow Economy, rinascere con saggezza, tutto quello che noi occidentali possiamo imparare dall’Oriente.

Il tema è appunto quello della Slow Economy, ovvero di uno sviluppo diffuso e sostenibile che sia anche però rispettoso dell’ambiente e dei tempi della natura e dell’uomo.
Nel libro si trovano storie in cui Occidente e Oriente si sono lasciati contagiare reciprocamente, nel tentativo di trasformare l’uscita dalla crisi in una rinascita.

Un libro la cui parte centrale non è a mio personale avviso molto in linea con il focus principale, però in cui si possono trovare alcune  storie emblematiche, come la lezione del Buthan che ha introdotto un misuratore di sviluppo alternativo al PIL, il FIL (Felicità Interna Lorda) oppure il significativo caso della produzione di cachmere di Biella che nessuna concorrenza cinese è riuscita ad intaccare, ecco perché da un estratto del libro:

La lezione del cashmere di Biella

L’industria del tessile-abbigliamento per molti italiani evoca una disfatta economica: l’avanzata implacabile del made in China, le delocalizzazioni, il declino di tante aziende storiche che fecero la moda italiana e oggi sono ridimensionate o scomparse, oppure sopravvivono come gusci vuoti dopo aver trasferito di fatto la produzione in Oriente. Ma c’è almeno un settore in cui nessun produttore cinese è riuscito a scalzare veramente il dominio italiano. Il cashmere di lusso continua a essere made in Italy. Anzi, made in Biella, perché i maggiori produttori si chiamano Lanificio Fratelli Cerruti, Loro Piana e Zegna, tutti nell’ area del biellese. Gli scettici potrebbero pensare che si tratti di un’ eccezione dai giorni contati.

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Ragazzi, ma quanto sono brave queste due ragazze della rubrica Libri in pillole su YOUCatt?

Lo so, avevo promesso di non parlare del mio lavoro, ma quando ho visto questo filmato proprio non ho resistito, perché mi sento molto orgoglioso con il mio lavoro di contribuire a dar visibilità anche a questi talenti.

Da questa settimana su YOUCatt abbiamo fatto partire una nuova rubrica dedicata ai libri intitolata Libri in Pillole che, nella filosofia di YOUCatt è interamente pensata, girata, montata e realizzata da studenti.

Il primo video in linea per me è stata una vera sorpresa: bello, fresco, con grande ritmo, giovane, con tocchi di piacevolissima creatività nel passaggio da un libro all’altro.
Complimenti a Silvia Mazzetti che ne è l’autrice oltre che la protagonista e a Francesca Perego che ne ha realizzato le riprese e il montaggio.

Beh, a mio avviso ci troviamo davanti ad una produzione professionale, segnatevi i nomi perché se si considera la loro giovanissima età penso che di queste ragazze ne sentiremo parlare.
Brave, anzi, bravissime! 🙂

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La passeggiata lenta di ieri per campi e borghi di San Felice, Portese e Cisano, complici il sole splendente e un cielo terso è stata assolutamente meravigliosa, di quelle che ti fanno dire:
abbiamo la fortuna di vivere in uno dei luoghi più belli al mondo!

In realtà non c’è molto da dire se non che i panorami di cui abbiamo goduto hanno lasciato letteralmente incantati tutti i partecipanti (che anche questa volta sono stati in numero al di sopra delle nostre aspettative) e le descrizioni poi del Prof. Antonio Foglio (co-autore del libro “Borghi, ville e contrade di San Felice“) dei luoghi in cui siamo passati e di dettagli della loro storia ha reso la giornata interessante anche dal punto di vista culturale e della conoscenza dei posti in cui viviamo.


I bambini poi, manco a dirlo, si sono divertiti un mondo a correre per i campi, a salire e scendere gli argini, a raccogliere fiori e olive, a giocare a spade con rami secchi o a rincorrere una lepre …

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Paola ha da poco terminato di ascoltare Un Filo di Fumo di Andrea Camilleri, sì, intendevo proprio ascoltare in quanto ha preso l’audiolibro letto da Fiorello.

Ecco quindi le sue ispirate impressioni a caldo …
  


 
Qualche giorno fa, ho trasferito “Un Filo di Fumo” di Andrea Camilleri, letto da Fiorello, sul mio Nano e me lo sono ascoltato una mattina durante la mia solita lunga passeggiata. Con lo sguardo perso e un sorriso ebete sul viso, chissà cosa avran pensato quelli che mi hanno incrociata sul sentiero… ma io non ero più lì, ero in Sicilia, nella Vigàta di fine ‘800, nascosta anch’io nella penombra di un portone in un pomeriggio assolato a scrutare il mare, aspettando con ansia l’apparire di un filo di fumo all’orizzonte.

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Giovanni Allevi - La Musica in testaDevo ammettere che non mi era mai capitato di leggere il libro di un musicista prima ancora di ascoltarne la musica.

Questo invece è ciò che mi è capitato con “La Musica in testa” di Giovanni Allevi, un libro che mi sono letteralmente “divorato” in meno di due giorni.

Avevo visto Giovanni in alcune interviste televisive, ma in quella qui sotto fatta a Parla con me con Serena Dandini mi aveva veramente conquistato: un mostro di simpatia, fantasia, bravura e grande poesia, un bellissimo pezzo di televisione.
La storia poi del suo animaletto di compagnia, il gamberetto Maciste che vive in un ecosistema chiuso progettato dalla NASA e con il quale si ignorano, mi ha fatto morire dal ridere.

Ritornando al libro, devo dire che la prima inaspettata sensazione che mi ha lasciato è quella di euforia, e di enorme piacere che un così grande talento umano (prima ancora che musicale) abbia trovato la via di una strepitosa realizzazione personale e professionale.

Inoltre, in un’epoca come quella in cui viviamo di competizione estrema e di persone sempre con il “coltello tra i denti“, mi ha fatto molto piacere sentire una voce “di successo” che parla di potere e ricchezza contenuti nelle Emozioni, nella Fragilità e nell’Abbandono.

In particolare le sue parole sull’Abbandono mi hanno toccato profondamente, forse perchè è il motivo principale per cui amo viaggiare, godendo del piacere di abbandonarmi, lasciandomi trasportare dalla corrente degli eventi, con la piacevole sensazione di sentirmi piccolo ma non disperso nel mondo.

L’Abbandono

Basta ricordare che siamo fatti di acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici.
L’abbandono è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perché siamo ossessionati dal controllo a tutti costi dei particolari.
L’abbandono invece è partecipazione alla pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell’infinito silenzio universale, che è inutile aggiungere altro rumore.
Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un’identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene.
Allora ecco risvegliarsi in noi l’infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L’abbandono è una costante primavera, dove tutto continuamente nasce.
Inizia dal respiro profondo, lento e sentito come la cosa momentaneamente più importante, come un movimento ampio e complesso, non più involontario, cui segue la perdita dell’espressione facciale, o meglio l’importanza che essa riveste per noi, e questo è davvero difficile: smettere di sentirci immagine esposta al giudizio degli altri, per tornare al valore della nostra unicità.

….

E’ vero, con l’abbandono si sperimenta un piccolo miracolo … il prodigio di lasciar vivere i fiori che ci circondano, di sentire di non aver più paura di nessuno, perché anche la nostra presenza è dono; il miracolo di essere vivi e leggeri.

(Giovanni Allevi)

Per il momento grazie Giovanni per queste emozioni, ora però mi sa che è meglio che ascolti anche un po’ di tua musica!
🙂

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Il giorno in piùTempo di vacanza, tempo in cui ho deciso di staccare la spina e di viaggiare con i libri.

Ho appena terminato di leggere l’ultimo libro di Fabio VoloIl giorno in più, letteralmente divorato in appena un giorno.

Apprezzo l’indipendenza e l’onestà di pensiero di Fabio Volo, qualità che mi piacciono sempre nelle persone, al di là del fatto che poi ne condivida o meno il pensiero.
Non amo chi parla per interposta persona, ideologia o religione, mentre mi piace in generale chi è onestamente e sinceramente se stesso, se poi i suoi reali pensieri coincidono con quelli di una persona, ideologia o religione, allora va bene.

Mi piacciono i libri di Fabio Volo, sarà forse per il fatto che abbiamo quasi la stessa età, ed una sensibilità che accomuna le persone cresciute come noi in quell’epoca particolare e in famiglie “comuni” e “tradizionali” (è un concetto difficile da esprimere ma ognuno sa cosa intendo), ma leggere i suoi libri è uno strano ed intenso “déjà-vu” emozionale, è un po’ come guardare il proprio cuore allo specchio.
Anche questo ultimo romanzo non fa eccezione e mi ha lasciato addosso una bella e piacevole sensazione, con in più il sollievo di un lieto finale.

All’interno ho trovato una frase che mi è molto piaciuta:

La vita non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade

Sì, anche questa sarà una frase ispiratrice per il mio 2008.

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