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Archive for the ‘Cultura’ Category

Movement is a fantastic privilege, and it allows us to do so much that our grandparents could never have dreamed of doing. But movement, ultimately, only has a meaning if you have a home to go back to. And home, in the end, is of course not just the place where you sleep. It’s the place where you stand.

This is the end of an inspiring speech at TED talks by the writer Pico Iyer about how more and more people worldwide are living in countries not considered their own, and he meditates on the meaning of home, the joy of traveling and the serenity of standing still.

Interesting when he talks about home and our kids, that are much more international and multi-cultured than we are. They have one home associated with their parents, but another associated with their partners, a third connected maybe with the place where they happen to be, a fourth connected with the place they dream of being, and many more besides. And their whole life will be spent taking pieces of many different places and putting them together into a stained glass whole. Home for them is really a work in progress. It’s like a project on which they’re constantly adding upgrades and improvements and corrections.

Where you come from now is much less important than where you’re going. More and more of us are rooted in the future or the present tense as much as in the past. And home, we know, is not just the place where you happen to be born. It’s the place where you become yourself.

He has reminded me the importance of the time I dedicate to just stand, but also a human viewpoint of immigration, or, well, of people who just move.

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I’ve been asked to try to write my first mini-saga.
I’ve been inspired by my visit at Eilean Donan castle (below in my photo), in the Scottish Highlands.

The smiling enemies

Darkness is falling, tongues of fog cover the hillsides down to the lochs.

Eilean Donan is in danger.

Connor is on the look-out, the sword is drawn.

It’s morning, no attacks, relax.

But the enemy is behind: highway, buses and smiling French following a raised umbrella.

The castle is overcome!

(Maurizio Molinari)

Eilean Donan

Eilean Donan

In fact, we arrived when darkness was falling, the castle was closed, silence reigned all around and there was  no one besides us.

The atmosphere was really fascinating, you could imagine warriors, swords, battles, knights.

But when we came back in the morning after, crowds of tourists had already overcome the castle, and the atmosphere of the night before was disappeared.

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Mini-saga

imaginaMini-saga, non avevo mai sentito parlare di questo curioso “genere letterario”; micro-storie di senso compiuto di esattamente 50 parole, non una di più, non una di meno. Direi molto moderne nell’era di twitter.

Ieri ho avuto modo di farne la conoscenza e quindi sono andato a leggermene alcune premiate nel concorso del The Daily Telegraph.

Ecco ad esempio la prima classificata:

War And Pieces by Mary Ann Slater

“Edge pieces first,” he decrees.
All others are rounded up, segregated.
“Blues into the blue pile, browns into the brown. Do not mix them.”
My moves are restricted (a tree here, a cloud there), while he attacks the castle.
I smuggle a piece into my pocket: the revolution has begun.

Come affrontare in modo più efficace di così il tema dell’emancipazione femminile?

Affascinante metafora con il puzzle …

Provo a tradurre (sorry per eventuali imperfezioni linguistiche):

(altro…)

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Grazie a Serena ho scoperto questo bel progetto, “Il cinema a scuola“, e in particolare questo emozionante videoclip su Ora di Jovanotti, realizzato con gli studenti dell’ISS “Algeri Marino” di Casoli dal regista Walter Nanni, mettendo in pratica le tecniche e i trucchi insegnati nel suo corso di cinema, usando facebook come metafora.

Che bello quando la scuola sa emozionare i propri studenti.
Che bello vedere insegnanti che partecipano così attivamente, con tutte le loro energie.
Che bello sentire di un preside avanti di almeno venti anni, che lascia campo libero, facendo esprimere l’arte con grande serenità, coinvolgendo tutti e mettendo a soqquadro la scuola.

Per chi fosse interessato qui c’è una bella intervista al regista su questo lavoro.

L’intervista termina con questa frase:

“Chi apre la porta di una scuola, chiude una prigione” (Victor Hugo).
Per fortuna c’è ancora chi ci crede.

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L’economia del dono

Il turno di notte lo fanno le stelleIn questi giorni ho guardato il bel cortometraggio Il turno di notte lo fanno le stelle da un testo di Erri De Luca.

Sonia e Matteo si incontrano in un reparto di terapia intensiva, alla vigilia di un grave intervento chirurgico. Dandosi coraggio si promettono una scalata sulle Dolomiti come segno di avvio della loro nuova vita, e così fanno …”.

Molto belle le immagini di montagna, e la location: il massiccio del Sella. I ritmi lenti poi e la colonna sonora particolarmente calzante, consentono di godere della strana e preziosa sensazione di essere immersi nella natura e mi hanno fatto sorgere una gran voglia di una bella passeggiata in montagna, quella vera però, le Dolomiti.

Nel dvd si trova anche un documentario di “conversazioni all’aria aperta” di Erri De Luca sul tema del dono, dello scambio gratuito nell’esperienza viva di chi l’ha praticato.
I temi emersi mi hanno colpito ed ho deciso di appuntarmeli, in particolare quella che viene chiamata l’economia sovversiva del dono, del gratis, dello spariglio che riceve in cambio una restituzione gigantesca, che butta a gambe all’aria i pareggi di bilancio, le partite doppie del dare e avere, grazie al gratis.

Esiste già l’economia del dono, il mondo già si regge sul mutuo soccorso, sull’offerta del proprio tempo libero, del proprio sangue, degli organi, della vita stessa, non è utopia, esiste già, sono le sfumature e le possibilità del dono.

Proviamo a pensare all’albero: l’albero abbattuto può ributtare dalle radici, non è finito, perché può ancora risorgere. Anche l’albero colpito dal fulmine, i cirmoli ne sanno qualcosa, riescono a ributtare fuori e a ripartire, perché appartengono alla comunità della terra.
Noi non siamo alberi, noi siamo delle persone singole, staccate, sospese sopra la terra, ma non siamo radicati dentro la terra e possiamo essere spazzati via in qualunque momento. Ma poter donare qualcosa di nostro, tempo, sangue, un organo, la vita stessa, ci fa appartenere al genere umano, ci dà consistenza per appartenere ad una comunità più vasta. La nostra comunità, la nostra terra, il nostro sottosuolo, quello da cui proveniamo e da cui possiamo ributtare come alberi spezzati, è il genere umano, a cui noi apparteniamo attraverso il dono.

Beh, forse è l’utopia di un mondo perfetto, a me basterebbe che a questo mondo ci fosse la maggiore condivisione pre-competitiva possibile.

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Qualche giorno fa in Estonia, passeggiando per le viuzze di notte ci imbattiamo nell’insegna di questo ristorante:

Ristorante Magnuna, non conosco il significato in estone, ma se fosse a Brescia sarebbe un vero spettacolo, a proposito di doppi sensi translinguistici. 😀

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