Devo ammettere che non mi era mai capitato di leggere il libro di un musicista prima ancora di ascoltarne la musica.
Questo invece è ciò che mi è capitato con “La Musica in testa” di Giovanni Allevi, un libro che mi sono letteralmente “divorato” in meno di due giorni.
Avevo visto Giovanni in alcune interviste televisive, ma in quella qui sotto fatta a Parla con me con Serena Dandini mi aveva veramente conquistato: un mostro di simpatia, fantasia, bravura e grande poesia, un bellissimo pezzo di televisione.
La storia poi del suo animaletto di compagnia, il gamberetto Maciste che vive in un ecosistema chiuso progettato dalla NASA e con il quale si ignorano, mi ha fatto morire dal ridere.
Ritornando al libro, devo dire che la prima inaspettata sensazione che mi ha lasciato è quella di euforia, e di enorme piacere che un così grande talento umano (prima ancora che musicale) abbia trovato la via di una strepitosa realizzazione personale e professionale.
Inoltre, in un’epoca come quella in cui viviamo di competizione estrema e di persone sempre con il “coltello tra i denti“, mi ha fatto molto piacere sentire una voce “di successo” che parla di potere e ricchezza contenuti nelle Emozioni, nella Fragilità e nell’Abbandono.
In particolare le sue parole sull’Abbandono mi hanno toccato profondamente, forse perchè è il motivo principale per cui amo viaggiare, godendo del piacere di abbandonarmi, lasciandomi trasportare dalla corrente degli eventi, con la piacevole sensazione di sentirmi piccolo ma non disperso nel mondo.
L’Abbandono
Basta ricordare che siamo fatti di acqua calda, che siamo soffici, liquidi ed elastici.
L’abbandono è uno stato difficile a cui non siamo più abituati, perché siamo ossessionati dal controllo a tutti costi dei particolari.
L’abbandono invece è partecipazione alla pienezza, una forma di consapevolezza. Come dire: è così chiassosa la storia, nell’infinito silenzio universale, che è inutile aggiungere altro rumore.
Dunque è un prendere atto di esistere, di possedere braccia, dita e talento non nostri, di essere in possesso di un’identità che ci è data, così come tutto in noi e attorno a noi ci è donato, ci avanza, trabocca le nostre aspettative: nulla ci appartiene.
Allora ecco risvegliarsi in noi l’infantile stupore per ogni cosa, sempre nuova, sempre provvisoria. L’abbandono è una costante primavera, dove tutto continuamente nasce.
Inizia dal respiro profondo, lento e sentito come la cosa momentaneamente più importante, come un movimento ampio e complesso, non più involontario, cui segue la perdita dell’espressione facciale, o meglio l’importanza che essa riveste per noi, e questo è davvero difficile: smettere di sentirci immagine esposta al giudizio degli altri, per tornare al valore della nostra unicità.….
E’ vero, con l’abbandono si sperimenta un piccolo miracolo … il prodigio di lasciar vivere i fiori che ci circondano, di sentire di non aver più paura di nessuno, perché anche la nostra presenza è dono; il miracolo di essere vivi e leggeri.
(Giovanni Allevi)
Per il momento grazie Giovanni per queste emozioni, ora però mi sa che è meglio che ascolti anche un po’ di tua musica!


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Che bello sapere che il libro è piaciuto anche a te. Mi sarei sentita un po’ in colpa se così non fosse stato.
Belle le riflessioni sull’abbandono. Ora rilassati e VIAGGIA ascoltando la sua musica….a me piace tanto LUNA.
UN SALUTO!
Alessandra
Ho letto proprio ieri il libro di Allevi: uno di quei libri che quando inizi… non smetti di leggere sino alla fine…
Ho scoperto il tuo blog casualmente… navigando il web e giungendo sino al tuo bellissimo Garda…
Ero partita dal mio Lario – che t’invito a visitare, con un sorriso e un ciao!
Luciana
http://www.comoinpoesia.com
(poesie ed immagini, dedicate a Como ed al Lario)